La Svizzera sta scommettendo sulla rottura dell’euro?

venti franchi svizzeriBerna, 16 gen – La scelta della Banca Nazionale della Svizzera di eliminare il plafond di cambio ad 1.20 franchi ha colto di sorpresa investitori, mercati e analisti. Lasciata libera di fluttuare, la valuta elvetica si è immediatamente apprezzata del 30% mentre la borsa di Zurigo ha perso l’8.6%.

Il crollo del mercato borsistico svizzero non è dovuto ad una semplice sindrome di panico. La manifattura conta, in Svizzera, quasi il 30% del Pil ed è tendenzialmente votata all’esportazione di gran parte dei suoi prodotti. Esportazione che, con l’aumento di valore della divisa, diviene più costosa per chi acquista e dunque meno conveniente per il produttore. Non sorprende che, in tal senso, maglia nera del listino sia stato il produttore di orologi di largo consumo Swatch, che a fine giornata supera il -16%.

L’operazione della banca centrale non sembra quindi avere una logica. Anzi: incidendo sulle esportazioni, una rivalutazione del cambio si traduce in una perdita secca per l’economia del paese alpino.

Una possibile- per quanto ardita- spiegazione potrebbe essere l’analisi in prospettiva. Nonostante le rassicurazioni di facciata, infatti, l’eurozona sta bruciando la poca crescita accumulata dalle sue “locomotive” e va entrando in una pericolosa spirale di deflazione. Non è escluso, a questo punto, che l’area euro possa non reggere.


Se la moneta unica dovesse lasciare spazio alle vecchie valute nazionali, a farne le spese sarebbe principalmente Berlino, con il marco tedesco che si rivaluterebbe ben oltre l’attuale cambio dell’euro con franco e dollaro. E proprio la Germania è il primo partner commerciale degli elvetici. Con una moneta troppo svalutata (com’era fino a pochi giorni fa) un marco forte inciderebbe negativamente sulle importazioni, che attualmente superano di circa 20 miliardi di franchi le esportazioni.

Qualora l’ipotesi sottesa alla decisione di Berna sia davvero questa, allora la scelta di eliminare il cambio rigido si rivelerebbe sì un azzardo, ma lungimirante.

Filippo Burla

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