La sede dell'ISTATRoma, 1 dic – «Sono convinto che questa legge di stabilità consentirà all’Italia di avviare quell’inversione di tendenza, in termini di crescita economica e occupazionale, attesa da anni e di affrontare il 2015 con una fiducia accresciuta». Così si esprimeva ieri il ministro Padoan, commentando l’approvazione della finanziaria alla Camera.  La più classica delle docce gelate arriva solo un giorno dopo, con le rilevazioni periodiche condotte dall’Istat.

Se i primi due trimestri dell’anno hanno fatto segnare, rispettivamente, -0.1% e -0.2, il terzo -periodo da giugno a settembre- registra un andamento che rimane in area negativa. Il Pil cala infatti di un ulteriore -0.1% rispetto al periodo precedente, che diventa -0.5% su base annua. Con il segno meno anche tutti gli altri fondamentali economici: -1% gli investimenti, -0.3% le importazioni, -0.1% l’agricoltura, -0.6% l’industria, mentre le costruzioni segnano un più drammatico -1.1%. Sempre secondo i dati dell’istituto di statistica, gli unici due indicatori che si affacciano timidamente sopra lo zero sono i consumi delle famiglie (+0.1%) e le esportazioni che crescono del +0.3%.

Al di là dei dati, in larga parte attesi, a preoccupare è la costante erosione delle stime: le previsioni si mostrano sempre del tutto inattendibili, se è vero che anche in questo caso la stessa Istat ha dovuto rivederle al ribasso. Non fanno invece ormai più testo i numeri forniti nei documenti ufficiali, ormai del tutto inaffidabili. Lo stesso vale per le parole del premier Renzi, che non più tardi di aprile azzardava: «La crescita la stimiamo allo 0,8%».

In gergo tecnico, si parla di recessione se la dinamica della crescita del Pil è negativa per almeno due trimestri di fila. Questo appena registrato è il terzo consecutivo, con l’annus horribilis 2014 che dovrebbe, stando alle prime proiezioni, a consuntivo segnare nel complesso un calo dello 0.3%.

Filippo Burla

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