tnBruxelles, 19 set – La Commissione europea ha deciso di sbloccare l’export di 35mila tonnellate di olio extravergine tunisino, che si aggiungeranno alle 57mila tonnellate che dal paese nordafricano giungono in Europa senza dazi doganali. Un intervento straordinario che dovrà essere ratificato dal voto del Parlamento e del Consiglio Ue, e che ha le sue origini nella visita del primo ministro tunisino Habib Essid, avvenuta lo scorso luglio all’indomani dell’attentato al museo del Bardo.

20150420-federica_mogheriniLe motivazioni alla base della decisione sono state fornite dall’Alto rappresentante per gli affari esteri, Federica Mogherini, dal commissario all’agricoltura Phil Hogan e dal commissario al commercio Cecilia Malmstrom, secondo i quali l’iniziativa rappresenta un forte segnale della solidarietà dell’Ue nei confronti della Tunisia, in gravi difficoltà economiche dopo gli attentati terroristici”. Secondo i vertici istituzionali dell’Ue, dunque, il terrorismo e la barbarie dei fondamentalisti possono essere fermati grazie all’aumento dell’export dell’olio e all’abbattimento dei dazi.

Nessuna riflessione sulle conseguenze che tale misura addurrà all’economia olivicola europea, nessuna levata di scudi da parte delle istituzioni italiane o dalle associazioni di categoria. Al contrario, il ministro degli esteri Paolo Gentiloni all’indomani della visita del leader Essid a Bruxelles spiegava come l’Italia fosse “uno dei Paesi più impegnati nel sostenere economicamente la Tunisia e mantenere la sicurezza delle sue frontiere, evidentemente senza ottenere grossi risultati. Gentiloni, inoltre, specificava che “mischiando mele con pere si arriva a un contributo totale di circa 91 milioni di euro e ancora sottolineava “l’accordo fra le casse depositi e prestiti dei due stati, finalizzato alla creazione di un fondo di sostegno per le piccole e medie imprese tunisine”. Con buona pace delle equivalenti aziende nostrane, che un accordo del genere lo auspicano da anni e che devono scontrarsi con la realtà della pressione fiscale altissima, dei costi di produzione elevati e della concorrenza sleale alimentata e foraggiata dalle nostre stesse istituzioni.

 Francesco Pezzuto

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