prelievoconticorrentiNew York, 14 ott – L’idea può apparire balzana ma in realtà si cela tra le righe del report semestrale intitolato “Monitor delle finanze pubbliche” preparato dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale. In pratica per porre rimedio all’esperimento fallimentare della moneta unica, l’organizzazione economica diretta dalla francese Christine Lagarde, ha aperto alla possibilità che le autorità europee impongano un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro. Secondo i calcoli questa operazione riporterebbe il debito sovrano del blocco ai livelli pre-crisi.

La notizia è rimbalzata su alcuni quotidiani europei ma è sulla testata greca Hemphsia e su quella belga L’Echo che si scende dettagliatamente nei particolari di questa possibile operazione: piuttosto che appesantire il carico fiscale delle imprese e far scendere ancora di più le buste paga, perché non andare a toccare i capitali “dormienti”?

Un’azione del genere, inutile dirlo, colpirebbe i soliti cittadini, senza distinzione di classe, che pagherebbero il prezzo della crisi del debito sovrano creata dalle autorità politiche/finanziarie incapaci di riuscire a creare un’area della moneta unica salutare. Questa proposta, ben nascosta nell’ultimo rapporto del Fmi, rischia di esacerbare i rapporti già particolarmente delicati tra il Fondo stesso e I governi Ue e la Bce, per non tacere di possibili tensioni sociali che si potrebbero tramutare in violente manifestazioni.

Il Fmi nel suo rapporto, quasi a voler giustificare un’azione del genere, fa presente che già in passato i contributi una tantum, come i prelievi coatti, sono stati ampiamente utilizzati in Europa dopo la Prima Guerra Mondiale (vedi il caso della Germania) e in Giappone dopo la seconda guerra mondiale . Il report riconosce che le misure drastiche non ha avuto i risultati attesi e che non hanno portato ad una riduzione del debito pubblico (l’obiettivo iniziale). E sopratutto che il ritardo nell’attuazione hanno portato alla fuga di capitali e a un’elevata inflazione.

Oggi, si arriverebbe così ad un eventuale prelievo forzoso molto salato (10%) dei risparmi netti positivi dei nuclei familiari, cura necessaria, secondo il Fmi, per riportare il livello del debito pubblico a livelli pre-crisi (fine 2007). Nel documento vengono elencati anche i 15 paesi europei coinvolti, tra cui figura, manco a dirlo, anche l’Italia.

Degli analisti interpellati dal quotidiano L’Echo solo un’economista, Etienne de Callatay, trova qualche virtù nell’idea: “A prima vista, la proposta può sembrare perturbante, persino scioccante e scandalosa. Ma si tratta di un’alternativa alle altre misure preconizzate per uscire dalla crisi, come il ricorso all’inflazione”.

Una proposta che ha assieme dell’imbarazzante e dell’agghiacciante, aggiungiamo noi, perchè il Fmi, che non dimentichiamocelo è compagno della Bce e della Commissione europea in quel mostro a tre teste giornalisticamente definito Troika, è stato tra i principali attori che hanno strozzato un’intera nazione (la Grecia), mettendola in ginocchio, umiliandola e rendendo di fatto impossibile una qualsiasi ripresa economica.

Più che dar ragione a certe organizzazioni sovranazionali bisognerebbe non dargli tregua e smascherare ogni loro iniziativa sul nascere.

Giuseppe Maneggio

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

quattro × cinque =