Saipem, Scaroni: “Erano tangenti”. Scoperto l’uovo di Colombo

Scaroni cane sei zampeRoma, 18 gen – Ennesimo capitolo della telenovela sulle presunte tangenti pagate da Saipem in Algeria. Precise come un orologio svizzero, dopo la chiusura delle indagini di mercoledì, in data di ieri, Repubblica ed il Corriere della Sera hanno pubblicato l’intercettazione di una telefonata avvenuta il 31 gennaio 2013, tra l’ex a.d. di Eni, Paolo Scaroni, e Corrado Passera.

Durante la conversazione, l’ex numero uno del cane a sei zampe cerca di fornire ad un preoccupato Passera, all’epoca Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Monti, la “chiave di lettura” rispetto all’affaire Saipem-Algeria che ha portato alle dimissioni l’amministratore delegato Pietro Tali e costretto la controllata di Eni a rivedere al ribasso le proprie stime, con un conseguente crollo in Borsa del 34% e bruciando 4,5 miliardi di capitalizzazione. Nella telefonata Scaroni spiega: “Saipem lavora per noi, lavora per le compagnie petrolifere del mondo, anzi il suo primo cliente è la Total, il secondo è la Exxon […]. Negli ultimi 10 anni il titolo è cresciuto di 5 o 6 volte”, e ancora “improvvisamente scopriamo… anzi scopre la magistratura, non noi… scopre la Procura di Milano che la Saipem nel 2007 aveva firmato un contratto di agenzia con una società di Dubai, dandole una certa percentuale… non so, il 2% o 3% per tutte le commesse in Algeria. Sulla scorta di questo contratto, gli han pagato 190 milioni di commissioni […] che la magistratura di Milano pensa, e io sono pure d’accordo che siano in qualche modo delle tangenti date a… alla politica algerina, non sappiamo bene a chi, ma a qualche algerino”.

Secondo l’impianto accusatorio, Saipem, allo scopo di aggiudicarsi sette commesse in Algeria per un valore di 8 Miliardi di Euro, avrebbe pagato una tangente di 198 Milioni di euro, ad una società di mediazione con sede ad Hong Kong, riconducibile a Farid Bedjaoui, stretto collaboratore dell’allora ministro dell’energia algerino, Chekib Khelil.

Nella stessa intercettazione pare emergere che in occasione delle indagini Scaroni, pur nel rispetto della separazione operativa tra Saipem ed Eni, avrebbe approfittato per azzerare il management della controllata, allo scopo di fare pulizia: “Il vero padrone della Saipem è sempre stato Tali, lì da molti anni. Dall’inizio 2012 ho cominciato, guardando i numeri, ad accorgermi che qualcosa proprio non mi suonava molto. Tieni presente che, avendo fatto io 12 anni in Techint, di società di costruzioni un pochino ne capisco, no? E allora – vanta Scaroni al ministro – in marzo ho storto il braccio a Tali e l’ho convinto a prendere un nuovo direttore finanziario che veniva da Eni, per capirci un po’ più nei conti. Poi verso novembre ho iniziato ad avere i primi rapporti, che mi dicevano che le cose andavano meno bene di come ce la raccontavano. A quel punto, anche approfittando di questo incidente Algeria, praticamente ho forzato il cda Saipem a far dare le dimissioni a Tali e a metterci un nuovo amministratore, che guarda i conti e scopre il buco di ieri”.


In questa particolare occasione fa sorridere lo stupore, l’indignazione e la cattiva coscienza, con cui, giornali importanti come i due maggiori quotidiani italiani, denunciano questa prassi nota, diffusa e consolidata, nel mondo delle commesse petrolifere: quello di pagare commesse a società di mediazione, in determinate aree del mondo, “ungere gli ingranaggi” allo scopo di aggiudicarsi appalti nell’esplorazione, perforazione e sfruttamento di giacimenti, è strumento diffusissimo, tra tutti gli operatori del settore; il farne a meno da parte di aziende italiane, non metterebbe fine al fenomeno ed avrebbe, come unica conseguenza, il progressivo erodersi di quote di mercato per queste ultime, con disastrose conseguenze sulla già disastrata situazione economico-occupazionale italiana.

Inoltre, la pubblicazione di intercettazioni fuori contesto, dandone un’interpretazione a senso unico, rischia di minare, agli occhi dell’opinione pubblica e dei mercati, italiani ed internazionali, la credibilità di una delle più grandi ed importanti società italiane, detto di passata partecipata dal Governo. Le parole dell’ex amministratore delegato del cane a sei zampe, infine, trovano altro senso se calate nel contesto di una telefonata tra vertice di una società e suo azionista di maggioranza; le perifrasi utilizzate da Scaroni potevano rappresentare, in quella circostanza, semplicemente il tentativo di giustificarsi e salvare il salvabile, facendo qualche concessione, nel segreto di una telefonata privata e magari senza realmente crederci, alle indagini della magistratura.

Ma giornalisti che pubblicano l’intercettazione giusta al momento giusto, magistrati che aprono e chiudono l’indagine in perfetta sincronia con l’ingresso dei cinesi nel capitale di Saipem e governi che parlano di privatizzare aziende di Stato con malcelata nonchalance, hanno già emesso la sentenza.
Compratori internazionali preparatevi, il pranzo è servito.

Domenico Trovato

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