Prezzo del gas: bene le industrie, male le famiglie

gasCompetitività. Ovvero la capacità di stare al passo con la concorrenza, sostenere la competizione con le realtà rivali, e magari, ogni tanto, fare la parte del più forte. Una cosa abbastanza difficile per le industrie del nostro paese, che registrano ormai la 23esima flessione consecutiva dell’indice di produzione.

Tra i fattori che rallentano maggiormente le produzioni italiane non spicca però il costo dell’energia, almeno per quanto riguarda il gas naturale, utilizzato in una grande varietà di processi: produzione di elettricità, manifattura e chimica solo per citarne alcuni. In questo caso i clienti industriali italiani se la passano meglio dei competitor europei, anche a lordo della tassazione. Segno evidente che l’assetto della nostra industria energetica funziona, e non è da ricomprendere in quel calderone che sotto il nome di “anomalia italiana” fornisce argomenti ai liquidatori al potere dal novembre 2011.

Diverso sarebbe il discorso per i costi dell’energia elettrica. E diverso è anche quello per i prezzi del gas naturale per usi residenziali, ovvero per le famiglie che lo utilizzano in cucina e per il riscaldamento. Qui, nel 2012, i prezzi sono stati maggiori sia al netto che al lordo dell’imposizione fiscale; nel primo caso superiamo l’Europa di circa il 10% mentre con l’impatto del fisco saliamo a quasi un terzo in più della media. In parole povere, il fisco italiano si prende più del doppio, rispetto la media europea, sul consumo di gas delle famiglie.

Proprio in questo senso si sono concentrati gli sforzi dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), che negli ultimi mesi ha messo in atto una serie di misure volte a ridurre i prezzi fino al 7%. Nello specifico si tratta di nuove procedure per il calcolo degli aggiornamenti trimestrali e lo sganciamento dall’indicizzazione al prezzo del petrolio, misure ricomprese all’interno di una più ampia riforma dei prezzi finali. Soprattutto lo sganciamento dal mercato del petrolio rappresenta un passo di maturazione fondamentale per tutta la filiera gas, in un ottica più ampia si tratta di un obiettivo che, se raggiunto, produrrebbe effetti di vastissimo rilievo.

C’è un però, argomento di alcuni attuali dibattiti. Gli sconti promossi dall’Authority sono infatti parzialmente catturati dall’onnipresente fisco, per sostenere le energie rinnovabili e la cogenerazione ad alto rendimento (produzione di energia elettrica ad alta efficienza e basso impatto ambientale). Sostegni sicuramente desiderabili ma la cui copertura non dovrebbe pesare su prezzi al consumo già oltre la media.


A oggi, in Italia abbiamo un’industria del gas che, soprattutto nella parte alta della filiera, lavora su posizioni di primo livello. La stessa industria che qualcuno vorrebbe spezzettare e svendere a fondi d’investimento privati. Aziende di proprietà pubblica che ogni anno generano cifre ben oltre il miliardo di euro per le casse del tesoro e che, se svendute in blocco, frutterebbero un ricavo a malapena sufficiente a coprire l’aumento di debito pubblico di una settimana. Accanto c’è un fisco in cerca di denaro su ogni fronte, tranne quello dei grandi patrimoni, della rinegoziazione del debito e della sudditanza alle istituzioni finanziarie internazionali.

Armando Haller

Print Friendly

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.