153021695-248d9432-f75d-43e1-872c-485d741b4998Roma, 18 nov – La sede non è più l’esclusivo panfilo Britannia, il lussuoso yacht sul quale si riunì il gotha della dirigenza pubblica ad inizio anni novanta per avviare la stagione delle privatizzazioni. La cornice è comunque sempre britannica, ma il segno dei tempi votati all’austerità ha forse inciso sulla scelta. Nessuna nave da crociera infatti, ma più prosaicamente il convegno “Future of Italy summitorganizzato a Londra dal Financial Times.

E’ in questa sede che l’invitato d’eccezione Enrico Letta ha annunciato, a seguito delle osservazioni giunte da Bruxelles sulla legge di stabilità, nuove misure per il contenimento del deficit. Misure che, oltre alla revisione della spesa affidata al commissario Carlo Cottarelli, passano ancora una volta per la cessione di parti del patrimonio pubblico. Il piano sarà presentato in settimana e sembra orientato a comprendere, tra le voci principali, il 4% di Eni attualmente detenuto dal ministero dell’Economia (il restante 26% è in mano a Cassa Depositi e Prestiti) e una parte del 31% di Enel facente capo sempre al dicastero di via XX Settembre. Questo senza escludere che l’operazione possa coinvolgere altri campioni nazionali: Finmeccanica, Poste Italiane e Fincantieri le più quotate.

L’obiettivo che ci si aspetta di raggiungere è, oltre al rispetto dell’annoso paletto del 3% nel rapporto deficit/Pil, una riduzione in conto capitale della mole di debito pubblico che veleggia costantemente ben al di sopra del 130% sul prodotto interno lordo. «Sono sicuro che la finanziaria sia quella giusta. Insieme al piano di privatizzazioni, ci aiuteranno a ridurre il debito, il prossimo anno, per la prima volta in 5 anni», le parole del primo ministro. Un discorso già affrontato più volte, a partire proprio dalle scelte compiute sulla scia di tangentopoli e che, con alterne fortune e anche una decisa frenata durante la guida Tremonti, prosegue fino ad oggi. I risultati in realtà non confortano le aspettative, dato che nonostante l’impegno profuso –è opinione anche della Corte dei Conti che in una relazione ha stigmatizzato l’inefficienza e le zone d’ombra con cui le privatizzazioni sono state condotte– e le centinaia di miliardi incassati, il debito pubblico non ha accennato a diminuire. Anzi, con una correlazione dire fin quasi inversa ha teso al contrario a crescere man mano che le furono industrie di Stato venivano cedute in blocco al miglior offerente.

Filippo Burla

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