federica-guidi-ministro-sviluppo-economico-200x300Roma, 28 nov – La sede non poteva essere più appropriata: l’Istituto Bruno Leoni, think tank spiccatamente liberale che da sempre si esprime a favore delle liberalizzazioni nei più disparati settori. Una coerenza disarmante, anche quando le evidenze danno contro questo tipo di scelta politica. L’occasione, nello specifico, è la presentazione dell’indice sulle privatizzazioni.

E’ qui che il ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, ha annunciato un nuovo piano che coinvolge parafarmacie, servizi postali e ferrovie. «La bozza della proposta di legge sarà presentata a breve accoglierà le direttive dell’Antitrust su vari settori su cui stiamo lavorando», ha affermato il ministro, che ha poi aggiunto: «siamo nella fase di definizione finale e spero che nelle prossime settimane saremo pronti per presentarla formalmente». L’obiettivo che si pongono ai vertici di palazzo Piacentini è quello di creare nuove opportunità di fare impresa, perché, ha osservato sempre la Guidi, «parlare di liberalizzazioni e concorrenza è un modo per creare crescita e occupazione».

Parole che non sono sfuggite a Luca Palermo, amministratore delegato di Nexive, operatore postale privato. «La situazione italiana continua a rappresentare un’eccezione in Europa. L’incumbent può ancora godere di sussidi statali, a fronte di una attività postale che è un sesto del business dell’azienda, che utilizza la sua rete per fare cassa nei settori finanziario e assicurativo», ha osservato con ovvio riferimento alle Poste Italiane. Un’affermazione abbastanza fuori luogo, dato che il gruppo guidato da Francesco Caio ha, nel tempo, intrapreso un percorso di progressivo smarcamento dal servizio postale “classico”, incapace di reggere la concorrenza con i sistemi di comunicazione telematici. Si chiama diversificazione produttiva e non ha, fino ad ora, costituito reato.

Le parole della Guidi, d’altra parte, giungono proprio nel giorno in cui, intervistato dal giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti, l’amministratore delegato di Acquirente Unico -la società che nell’ambito del settore energetico si occupa dei contratti di chi ancora non e’ passato al “mercato libero”, ha candidamente ammesso che «un mercato non ha necessariamente successo. Un mercato può anche fallire». La dinamica delle tariffe energetiche, nonostante la madre di tutte le liberalizzazioni voluta da Bersani a fine anni novanta, parla in effetti abbastanza chiaramente: da un monopolio si è passati ad un oligopolio, creando rendite di posizione con la scusa del ricorso al mercato.

Filippo Burla

A seguito delle dichiarazioni di Luca Palermo che abbiamo riportato in articolo, dall’azienda ci hanno scritto per meglio precisare il senso delle parole dell’amministratore delegato.

Con riferimento alle sovvenzioni pubbliche di cui gode Poste Italiane in virtù dello svolgimento del servizio recapito universale, «Le anomalie normative di cui abbiamo parlato sono nocive per tutti gli operatori coinvolti, compreso l’incumbent, dal momento che un mercato non competitivo non è in grado di attrarre investimenti, regolare le tariffe né ricevere quella spinta necessaria all’innovazione. A nostro avviso, e non lo sosteniamo solo noi, il mercato è asimmetrico e l’incumbent gode ancora di diverse condizioni di privilegio, da una riserva postale molto ampia ad un finanziamento del servizio universale troppo alto. Questi sussidi statali permettono a Poste Italiane di ridurre, drammaticamente per i concorrenti, i prezzi delle negoziazioni private con le aziende, mentre allo stesso tempo aumentano i prezzi della posta per i cittadini».

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