lettamontiRoma, 28 gen – È stato pubblicato il Rapporto sui bilanci delle famiglie stilato da Bankitalia. La realtà che ne emerge è, come prevedibile, tragica: il 20% dei nuclei familiari ha un reddito inferiore a 1.200 euro al mese, un italiano su 6 vive con meno di 640 euro al mese e il reddito delle famiglie è diminuito del 7,3%. Chissà se a questi italiani interessa davvero che il dibattito politico sia monopolizzato dal finto scontro sulla legge elettorale e dalle larghe intese.

Di sicuro tutti i personaggi ai quali è stato attribuito il titolo di pater patriae hanno toppato sia nelle analisi che nei metodi. Un raggiante Mario Monti nel settembre 2012 annunciava: “La ripresa economica è alla portata del nostro Paese e arriverà presto”. E, rincarando la dose: “Siamo rispettati, inseriti in un circuito di decisioni. Questo non è piovuto dal cielo, ma è il risultato di una presa di coscienza della classe politica, del governo e dei cittadini, per creare una base più sicura all’economia italiana, con gli inevitabili sacrifici”. Cosa indichi con “rispetto”, Mario Monti lo spiega in un tweet del suo staff dello scorso anno: “Un Paese in linea con le direttive europee è un Paese che poi conta di più quando c’è da cambiare le regole”.

monti

Ma vediamo che ne è stato delle profezie di Mario Monti: oggi si ha il record di disoccupazione giovanile (41%), disoccupazione generale al 12,7% (record dal 1977), 50 mila imprese hanno dovuto chiudere.

Nemmeno Letta se l’è cavata bene nel ruolo di Pizia. Ad agosto dello scorso anno dichiarava: “Continueremo a incentivare il lavoro, sia per chi l’ha perso sia per i giovani. Un intervento per rilanciare scuola e istruzione”. Meglio di lui ha fatto Saccomani che ha decretato la fine del Kali Yuga grazie ai governi “tecnici”: “Siamo tecnicamente in quello che si chiama punto di svolta del ciclo. […] Le stime del Fmi e di Bankitalia sul calo del Pil italiano sono troppo pessimistiche”.

Dissente, ancora una volta, il rapporto di Bankitalia presentato ieri: la quota di povertà è salita dal 14% del 2010 al 16%, “la posizione dei lavoratori dipendenti complessivamente è peggiorata” e cresce la disuguaglianza sociale. Il 10% delle famiglie possiede infatti la metà della ricchezza.

Aurora Benincampi

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