renzitoglieRoma, 21 apr – Annunciati a marzo, dovevano essere 68 miliardi entro l’estate. Per il momento saranno solo 8, con la promessa di abbassare i tempi di pagamento a 60 giorni. Basterebbero queste cifre, relative allo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione, per rendere l’idea dello scarto tra annunci realtà dei fatti. Considerando peraltro che il termine di due mesi entro i quali far rientrare i nuovi contratti non è merito del governo ma adeguamento ad una precisa direttiva europea.

Non si tratta di essere “gufi” o “rosiconi”, per usare le parole pronunciate da Renzi e dirette a chi gli chiedeva dove avrebbe trovato le risorse necessarie. Le coperture per l’operazione che porta un piccolo sollievo ad imprese -attraverso il taglio dell’Irap- e ad una platea di una decina di milioni di lavoratori dipendenti -ma gli 80 euro in più in busta paga riguarderanno nei fatti solo la metà di questi– esistono. Il problema, semmai, è il ricorso a misure che rivoluzionarie non sono. A partire dal più che raddoppio dell’aliquota sulla rivalutazione delle quote di Banca d’Italia in carico agli istituti di credito, che dovrebbe portare nelle casse dell’erario quasi un miliardo in più rispetto alle previsioni. Si tratta nel complesso di 1.8 miliardi disponibili per il 2014 ma che nel 2015 verranno totalmente a mancare, con buona pace di interventi che si vorrebbero strutturali. Ammesso che la misura possa effettivamente tradursi in realtà: sono non pochi i dubbi di costituzionalità, dato che l’imposta avrebbe valore retroattivo. In secondo luogo, il premier si fa vanto di non aver ricorso a tagli lineari che tanto hanno inciso negli anni scorsi. Vero nella forma, difficile a credersi nella sostanza: sono 2.1 nel 2013 e 5 per il 2015 i miliardi attesi dalla razionalizzazione degli acquisti della macchina dello Stato, vale a dire di quegli enti che materialmente si occupano degli appalti per beni e servizi. Il tutto entro il termine perentorio di 60 giorni. Se non sono serviti anni di interventi sulle attuali 30mila e più centrali di acquisto, è lecito dubitare che si possa procedere speditamente nel giro di due mesi. Se non altro per questioni fisicamente organizzative, anche qualora dovesse esserci la ferma volontà di andare fino in fondo. Ecco la trappola: nel caso in cui non si dovesse “fare in tempo”, scatterà la tagliola automatica. E cioè, per l’appunto, i tagli lineari che andrebbero indirettamente a colpire, nonostante la promessa di non intervenire in tal senso, anche il settore della sanità la cui competenza è regionale.

Il tono trionfalistico usato dall’ex sindaco di Firenze nella presentazione del decreto poco si adatta al suo contenuto. Gli 80 euro in più in busta paga non sono «mitici», ma il minimo per garantire una boccata d’ossigeno in più a quei lavoratori dipendenti (autonomi, disoccupati, liberi professionisti, sono del tutto esclusi) che solo fra non poche difficoltà riescono ad arrivare alla fine del mese. E che già si vedranno le varie Imu, Tasi e Tares aumentare globalmente per l’anno in corso di almeno 4 miliardi. A patto poi che non abbiano qualche risparmio investito, dato che -titoli di Stato esclusi- la tassazione sulle rendite finanziarie passa dal 20% al 26% e copre direttamente lo sconto sull’Irap per i diversi tipi di imprese. Su queste ultime a loro volta è concreto il rischio che gli oneri aggiuntivi in capo alle banche possano tradursi, stante l’assoluta mancanza di controllo dello Stato sul sistema del credito, in una stretta sui prestiti concessi. Là dove una mano dà, l’altra toglie. Il gioco di Renzi è muovere d’anticipo: i benefici sulle buste paga e alle imprese potranno anche essere immediati, i nodi verranno invece al pettine più avanti. Archiviate le elezioni europee, il governo avrà poi tutto il tempo per trovare il capro espiatorio d’ordinanza.

Filippo Burla

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  1. […] Roma, 26 mag – Si fa presto a dire crescita. Si fa presto a dire 80 euro in busta paga. Teatrino delle coperture permettendo, a fare il paio con il fatto che gli effettivi 80 euro valgono solo per uno dei tanti scaglioni di reddito. Senza considerare che gli aumenti di Tasi e imposte assimilate dal nome variopinto rischiano di compensare in negativo l’intera “elargizione” governativa. […]

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