941430-2174-offertelavoroRoma, 30 ott – Molte sono state le università che hanno lanciato il grido di allarme. In primis la Sapienza di Roma, ma anche la Statale di Milano. Il messaggio è chiaro: le ultime novità normative hanno generato un paradosso inaspettato. I neolaureati rischiano di essere scavalcati dai laureandi. In estrema sintesi, i secondi vengono assunti in stage, i primi rimangono a spasso.

Il perché è presto detto e va rintracciato nel capitolo della Riforma Fornero che disciplina proprio gli stage e i tirocini. La normativa impone un tetto minimo per il rimborso spese agli stage per neolaureati. Il problema è proprio questo: gli stage per laureandi continuano a essere disciplinati dalla normativa precedente, sicché le imprese devono scegliere se assumere un laureato e pagarlo o assumere un laureando e non pagarlo. La risposta a questo quesito appare ovvia.

Solo in queste ultime settimane sono esplosi gli effetti della Riforma Fornero. La legge, almeno per quanto riguarda questa forma di lavoro, è rimasta cristallizzata per circa un anno. In precedenza il legislatore aveva rimandato alla Conferenza Stato-Regioni il completamento del quadro normativo e la scelta, nello specifico, del “minimo salariale”. Recentemente l’iter si è concluso, l’impianto della Fornero è stato attuato in toto e adesso stanno emergendo i problemi.

A inizio 2013 fu convocata la Conferenza Stato-Regioni per integrare la Riforma Fornero, e lì fu necessario stabilire il tetto minimo dei rimborsi agli stage per neolaureati (come accennato sopra gli stage per laureandi sono esclusi dalla normativa). Ebbene, fu deciso che uno stagista appena uscito dall’università dovesse percepire almeno 300 euro. Fu inoltre deciso che le Regioni avessero sei mesi di tempo per recepire la delibera e stabilire i propri tetti minimi, comunque mai inferiori alla cifra indicata dalla Conferenza.

E qui sono sorti i primi problemi: alcune realtà hanno deciso di recepire immediatamente la normativa, cioè di far partire gli stage gratuiti per i laureandi e gli stage retribuiti per i neolaureati. Così oggi abbiamo in Piemonte un tetto minimo di 600 euro, in Toscana di 500 euro, nel Lazio di 400. Ma è a Roma e dintorni che è scoppiato il caos. Alla Sapienza, infatti, in attesa che la Regione Lazio accettasse la delibera della Conferenza, avevano proposto alcuni stage curriculari e non, quindi per i laureandi, retribuiti. Stage che, adesso, sono stati bloccati perché non è stato chiarito il seguente punto: l’obbligo della non retribuzione va applicato a tutti gli stage per laureandi, o solo a quelli curriculari, ossia funzionali all’acquisizione di crediti formativi? In attesa che vengano sciolti questi dubbi, la Sapienza si è vista costretta a bloccare gli stage.

Nell’ateneo regna il pessimismo. Un dipendente della Sapienza, intervistato da il Fatto Quotidiano, ha ipotizzato uno spiacevole destino per i neolaureati, nel caso in cui venisse stabilita  la gratuità per ogni tipo di stage riservato ai laureandi: “I neolaureati avranno meno opportunità di lavoro perché di questo passo, purtroppo, non saranno più richiesti dalle aziende”.

La Riforma Fornero si proponeva di stravolgere molti degli aspetti della vecchia legge Treu. In particolare di far sparire la figura dello “stagista perenne” e quella del “tappabuchi” (cioè dello stagista assunto pro tempore per esigenze di organico temporanee). La legge inoltre pone dei limiti all’assunzione degli stagisti che sono individui in cerca di formazione professionale e non dei professionisti che sostituiscono un lavoratore o che ne incarnano al 100% la figura.

Quel che è certo è che anche in questo settore di quello che viene diabolicamente definito “mercato del lavoro”, regna il caos. Con sacche di truffa vera e propria, non esiste altro termine per definire un lavoro non retribuito, e compensi da terzo mondo per chi comunque viene sfruttato per ricoprire, anche se pro tempore, ruoli e mansioni di un lavoratore a tutti gli effetti.

Giuseppe Maneggio

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