Milano, 25 ago – Dopo il tonfo di ieri (perdite per oltre il 6%), Piazza Affari ha aperto la seduta di oggi a +2,03%. Ma sono un po’ tutte le altre piazze europee a rimbalzare in positivo rafforzando i guadagni dopo il black monday dei listini globali. Anche il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi è in calo di 4 punti dopo l’impennata di ieri. Mentre Wall Street rimbalza in apertura con il Dow Jones a +2,2%.

Ma a Shanghai la giornata di oggi ha segnato un ennesimo tonfo: -7,7% dopo il -8,5% di ieri che ha segnato la peggiore seduta degli ultimi otto anni.

Proprio per far fronte a quest’ennesima caduta il governo cinese, a differenza di ieri, oggi è intervenuto tagliando i tassi di interesse a un anno sui prestiti e sui depositi di un quarto di punto portandoli rispettivamente al 4,6% e all’1,75%. Queste misure dovrebbero avere effetto domani.

In aggiunta il governo comunista cinese ha immesso altri 150 miliardi di yuan (poco più di 20 miliardi di euro) nel sistema finanziario attraverso le normali operazioni sul mercato monetario. Nello specifico sono stati offerti contratti pronti contro termine inversi, che corrispondono ad una sorta di prestiti di breve periodo, alle banche commerciali.

Alcune considerazioni a margine di quanto sta succedendo vanno comunque fatte.

  • Molti brokers in queste settimane si stanno trovando in estrema difficoltà. Sono tipicamente investitori che hanno fatto uso della leva finanziaria in questi mesi e che con le perdite di questi giorni hanno cominciato a vivere situazioni economiche insostenibili. Perdite insostenibili, quindi.
  • La banca centrale cinese, completamente controllata dal governo, potrebbe intervenire ancora una volta svalutando il cambio tra yuan e dollaro, ma questo creerebbe altri sconquassi ai mercati occidentali. Mentre se opera su iniezioni di  liquidità (quantitative easing) la banca centrale cinese creerebbe più protezione per il mercato interno. Molto più probabile, vista la quotazione dello yuan, attendersi altre svalutazioni.
  • I mercati emergenti stanno subendo una grande svalutazione delle proprie monete che creerà meno domanda di merci dall’estero (più cari). Alcuni di questi paesi stanno vendendo le proprie riserve per pagare salari e cercare di arginare la crisi finanziaria in atto. Vendono dollari che al contempo si deprezza.
  • L’Europa è l’anello più debole. Dopo sei mesi di quantitative easing, la Bce di Mario Draghi non riesce far ripartire l’economia. L’euro a fronte della svalutazione di tutte le altre monete resta la divisa più forte uccidendo l’esportazione di merci e conseguentemente facendo crollare la bilancia commerciale con l’estero. L’Euro, insomma, continua a rappresentare un’anomalia storica votata al collasso.
  • La discesa vertiginosa del prezzo del petrolio porta indubbi vantaggi in una prima fase. L’economia potrebbe accelerare ma, come detto, per un breve periodo. Gli effetti negativi che si porta dietro sono disastrosi: congelamento degli investimenti e dell’indotto dei colossi energetici.
  • Sono enormi le preoccupazioni di chi ha risparmi investi. Molti, sulla scorta di quanto accaduto nel 2007, hanno chiesto informazioni alle banche. Se la crisi cinese dovesse continuare sarà inevitabile un intervento diretto dei governi occidentali a sostegno dei mercati finanziari. Si aprirebbe cioè la fase due della crisi che interesserebbe l’economia reale.

Questa crisi, ben lungi dal terminare, continuerà ad avere ripercussioni e nuovi capitoli. Da un punto di vista politico sarà interessante notare che tipo di influenza potrà avere sulle imminenti elezioni greche e spagnole. Mentre la caduta del prezzo del petrolio sotto i 40 dollari sta già mettendo alle corde Maduro in Venezuela.

Giuseppe Maneggio

 

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