Rischio shutdown anche per la Ue?

barroso_schulzBruxelles, 23 ott – Senza un accordo da metà novembre la Commissione Ue “non avrà più i soldi per pagare” le fatture con cui vengono erogati i finanziamenti europei, fondi strutturali compresi. Questo l’allarme lanciato dal presidente della Commissione Josè Manuel Barroso in una telefonata fatta stamane al presidente dell’Europarlamento Martin Schulz.

La richiesta del presidente Barroso è quella di sbloccare, attraverso procedura d’urgenza, almeno 2,7 miliardi, cioè quella parte dei bilanci rettificativi che riguardano la compensazione dei mancati introiti doganali. Una soluzione che può realizzarsi solo dopo l’approvazione del bilancio rettificativo da parte del Consiglio dell’Unione europea prevista, annuncia Schulz, già stasera. Nel frattempo, il Presidente del Parlamento europeo ha chiesto alla commissione Bilanci di incontrarsi domani per una riunione straordinaria, in modo da valutare l’eventuale proposta del Consiglio. Tra mercoledì e giovedì sarà proposto agli eurodeputati di inserire, eventualmente, tra le votazioni di questa sessione plenaria, anche quella sull’approvazione della manovra correttiva di 2,7 miliardi.

Per molti deputati, tra cui i capigruppo dell’Alde Guy Verhofstadt e del Ppe Joseph Daul, l’approvazione deve essere vincolata alla disponibilità del Consiglio di approvare anche le manovre correttive da 3,9 per il 2013 e 0,4 miliardi per le inondazioni in Germania che il Parlamento chiede con forza da tempo. Entrambi hanno proposto l’approvazione di un pacchetto unico per tutte e tre i bilanci rettificativi. Per Enrique Guerrero Salom (S&D): “Il Parlamento europeo può ancora una volta dimostrare il suo senso di responsabilità”. Sconvolto l’italiano Francesco Speroni (Lega Nord) che paragona la situazione della Commissione a quella dello “shutdown” statunitense.


Una scelta per lo meno inopportuna quella di battere cassa proprio adesso che tutti stanno facendo i conti (nel vero senso della parola) con le prime difficoltà di riuscire a far combaciare il rigore, ancora fortemente e follemente richiesto per riequilibrare la crisi, con gli stimoli alla crescita e gli investimenti necessari per promuovere lo sviluppo. Non solo, ma nel caso particolare dell’Italia, la tempistica è particolarmente sfavorevole visto che il governo Letta ha inviato a Bruxelles la sua legge di Stabilità, quella con la quale deve riuscire a convincere l’Europa di poter offrire un abbassamento del costo del lavoro senza strozzare la crescita e aumentare per l’ennesima volta le tasse. Target che, come abbiamo visto in questi giorni, appare mancato.

Giuseppe Maneggio

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