Saccomanni attacca le multinazionali: “Colpevoli di evasione fiscale”

Roma, 12 nov – saccomanniSaccomanni se la prende con le multinazionali. Non un eroico gesto di ribellione nei confronti del “sistema”, quanto un rimbrotto da revisore contabile comunque utile a capire il potere che queste aziende detengono nel libero mercato. Al discorso inaugurale dell’anno accademico presso la scuola di polizia tributaria, il ministro dell’Economia ha affermato: “Lo spostamento artificioso delle basi imponibili e la pianificazione fiscale aggressiva sono patologie che intendiamo contrastare attraverso il forte sostegno italiano sia al progetto ‘Base erosion and profit shifting’ sviluppato dalll’Ocse, sia all’action plan europeo contro la frode e l’evasione fiscale” .


In parole povere: è necessario combattere il meccanismo per cui le grandi multinazionali spostano i ricavi nei paesi a bassa imposizione fiscale, e lasciano i costi qui da noi, dove le tasse sono alte. Un procedimento che, di per sé, non costituisce reato di evasione fiscale, ma sfrutta dei meccanismi legali per aggirare la legge. “Al pari dell’evasione fiscale” ha proseguito il ministro “anche la lotta all’elusione fiscale va condotta con fermezza”. A tale scopo Saccomanni ha fatto riferimento alla “presenza di un quadro chiaro delle regole di riferimento, in un contesto di equità fiscale” che dovrà invogliare le aziende a mantenere i capitali sul territorio nazionale, senza ricorrere ai trasferimenti presso paradisi fiscali come Isole Cayman, Isole Mauritius, Liechtenstein o Andorra. Riferimento esplicito alla legge sulla delega fiscale, in discussione al Senato in questi giorni.

Il disegno di legge, approvato in prima lettura dalla Camera, interessa le imprese soprattutto nella parte che definisce l’abuso del diritto come “uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio d’imposta, ancorché tale condotta non sia in contrasto con alcuna specifica disposizione”.

Francesco Benedetti

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