Scaroni (Eni): “L’Europa torni a guardare alla Russia”

eniRoma, 12 feb – Parola d’ordine: indipendenza. Naturalmente energetica. Scaroni, ad di Eni, si è sfogato nella giornata di ieri contro i dogmi oscurantisti dei governanti europei in materia di energia.

In un intervista tutto tondo al quotidiano francese ‘Les Echos’, Scaroni ha definito una “situazione drammatica” quella da cui l’Europa intera deve uscire.
I problemi si chiamano: tariffe energetiche più care al mondo, perdita di competitività, ritardo tecnologico, blocco di ricerca e sviluppo, impossibilità di ripresa economica.

Le cause: governance irrazionale e piani energetici nazionali basati su dogmi non provati.

Per quanto riguarda il primo aspetto le parole di Scaroni localizzano il problema alla perfezione: “In primo luogo, a livello europeo, in ragione della suddivisione delle responsabilità sull’energia in quattro filoni: ambiente, industria, politica estera e concorrenza, senza che ci sia una figura che ne faccia una sintesi. Un secondo errore è stata la ripartizione, per lo meno confusa, delle responsabilità tra gli Stati membri e l’Unione europea, fonte di errori ulteriori”. Ben strano che un organismo continentale tecnocratico capace di sindacare sulla circonferenza accettabile delle mele al mercato ortofrutticolo, non sia in grado di razionalizzare le istituzioni che gestiscono il comparto energetico della – virtuale – prima potenza mondiale. Ma andiamo avanti.

Il secondo problema, ben più complicato del primo in quanto di natura culturale e politica, è dato dal dogmatismo sul quale è incancrenita la società europea in ogni sua propaggine, sia popolare che – per formazione o per convenienza elettorale – governativa, foriero di decadenza ed annullamento di ogni volontà di potenza in questo ambito. I suoi angeli della morte sono lo spirito del “nimby” (acronimo per “not in my backyard”, non nel mio giardino, ndr), l’egoistico ed anticomunitario blocco da parte popolare di ogni tipologia di infrastruttura sotto casa propria, e quello del ambientalismo ignorante. Ed è su quest’ultimo in particolare si sofferma Scaroni, spiegandoci gli effetti che ha avuto sia a livello europeo che nazionale. Nel settore delle energie rinnovabili, destinatarie di finanziamenti pubblici demenziali: “Tre paesi, Germania , Spagna e Italia, hanno creato delle sovvenzioni […] che hanno annientato il consumatore. In Germania, ogni famiglia ha avuto un sovraccosto annuo di 220 euro sulla bolletta elettrica e sarà così per altri 20 anni”. Si dirà che almeno ne abbiamo beneficiato in salute ed ambiente? Al contrario: a causa degli incentivi smisurati alle energie rinnovabili “il prezzo del carbone è crollato. I benefici in termini di riduzione della CO2 che derivavano dall’uso delle energie verdi sono stati assorbiti dalle negatività del carbone. Sovvenzioni eccessive hanno portato a grandi investimenti in energia eolica e solare, che hanno priorità di accesso alle reti a prezzi prefissati per 20 anni e superiori a quelli di mercato”. Un disastro epocale. E sono il nuovo ministro tedesco plenipotenziario in materia energetica Sigmar Gabriel ed il Commissario europeo all’energia Günther Oettinger a riconoscere gli errori ed innestare la retromarcia sulle rinnovabili, soprattutto sull’obbiettivo ‘3×20’ fissato nel 2008 dalla Ue.

shalemapworldL’altra ideologia in voga nel continente riguarda lo shale gas, in italiano gas di argilla, detto impropriamente anche gas di scisto. Ricavato da giacimenti non convenzionali, si tratta di metano che viene estratto dalle microporosità delle rocce argillose, nel quale rimane intrappolato tramite la decomposizione anaerobica di materiali organici. Il processo di estrazione è ancora difficoltoso e certamente la sua efficenza ancora non massimizzata in quanto si tratta di una tecnologia relativamente giovane, ma ciò non ha certo creato problemi ai nostri dirimpettai d’oltreoceano, visto che nel decennio 2000-2010 la produzione di metano da parte degli Stati Uniti mediante questo sistema è salita del 1400% per arrivare a 140 miliardi di metri cubi, pari al 23% del fabbisogno nazionale. Permettendo loro l’indipendenza energetica ed il passaggio da importatori ad esportatori netti di questa risorsa. La risposta dell’Europa è tutta nelle parole del presidente francese Hollande “Fino a che sarò io il presidente, non ci sarà shale gas”. Suicidarsi col sorriso stampato in bocca. Forse il presidente-amatore non ricorda quando un suo predecessore, tale Charles De Gaulle, di concerto col comunista Thorez, optò per il nucleare regalando alla Francia la piena sovranità energetica, e la grandeur, per decenni fino ad oggi.


Ma torniamo all’amministratore delegato di Eni. Scaroni infatti delinea quelle che, a suo avviso, sono le due principali vie d’uscita per la situazione energetica europea: “In primo luogo, proviamo a vedere se si può vivere in Europa la rivoluzione dello shale gas che abbiamo visto negli Stati Uniti. Vediamo se ci sono giacimenti, se è sfruttabile, competitivo, compatibile con l’ambiente. Prima di dire di no allo shale gas, dobbiamo sapere di cosa si sta parlando”. Nel 2012 Francia, Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca hanno vietato l’estrazione shale gas, mentre altrove pure si nicchia o – Italia compresa – si mettono i bastoni fra le ruote anche alla semplice mappatura dei giacimenti. Forte dell’esperienza negativa del nucleare, colpita in Patria dal quasi trentennale divieto ma in prima linea in ricerca e costruzione nel resto del mondo, anche in questo settore Eni si è rivolta all’estero, lanciando prospezioni e sviluppando la tecnologia in Polonia.

In secondo luogo, Scaroni vede la soluzione in un’alleanza strategica con la Russia, ottima partner dell’Eni grazie ai rapporti con le due potentissime corrispettive locali – Gazprom e Rosneft – e detentrice di risorse naturali “illimitate” ed a costi molto bassi, ma al momento addirittura bersaglio della Ue per megalomania (questione dei diritti) e cecità strategica (questione Ucraina).

L’assurdità delle scelte politiche nazionali e comunitarie ha intanto portato l’Eni ad associarsi al gruppo ‘Magritte’, che comprende un nutrito gruppo di produttori europei e richiedende un cambio radicale nel piano energetico della Ue.
Solo un cambio di rotta geopolitico, associato ad un decisionismo in casa nostra, può portare ad una virata sostanziale. Arrivando al nocciolo i numeri parlano infatti chiaro e l’ad di Eni ce li ricorda: “il gas negli Usa si vende a 4 dollari per milione di BTU (British Thermal Units) ed in Europa a 10-12”.

La matematica non è un’opinione.

Gabriele Taddei

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