Schiaffo europeo a Renzi, e gli italiani pagano

renzi_padoanRoma, 23 mag – Il governo Renzi incassa un nuovo schiaffo e questa volta non per mano della Corte Costituzionale, bensì da parte della Commissione Europea. Infatti la Commissione ha bocciato la proposta di estensione del meccanismo dell’inversione contabile, altrimenti conosciuto come “reverse charge”, dell’Iva alla grande distribuzione. In pratica il meccanismo avrebbe consentito a tutti i soggetti passivi Iva della filiera distributiva che andava a concludersi con la cessione al consumatore finale attraverso la grande distribuzione, di non applicare l’Iva sugli acquisti e sulle vendite, delegando alla grande distribuzione l’incasso dell’intera imposta direttamente dall’acquirente finale riversandola così nella casse dello Stato.

Il provvedimento era stato proposto dal governo in funzione di contrasto delle frodi fiscali che utilizzano, generalmente, il sistema “classico” di detrazione e rivalsa attraverso l’impiego di teste di legno. Ma la proposta di modifica del sistema Iva in Italia era subordinata all’autorizzazione della Commissione UE che invece l’ha negata giustificandosi e sostenendo che il governo italiano non ha dato prova dei benefici che ne sarebbero derivati. L’autorizzazione è richiesta in quanto l’Imposta sul Valore Aggiunto, a differenza delle imposte dirette (si veda l’Ires e l’Irpef) è un tributo europeo la cui introduzione è stata prevista per tutti gli Stati membri da specifiche direttive di fine anni ’60.

Il problema è che l’Italia con una tale proposta si stava avviando verso una sorta di generalizzazione del sistema dell’inversione contabile che avrebbe preso il posto invece del sistema rivalsa-detrazione, ma tale sistema è da sempre stato apertamente avversato dalla Commissione per diversi motivi. Si può quindi ritenere che la proposta del governo italiano sia stato un azzardo finito male.

Ma se è vero che Renzi aveva cercato una “scorciatoia” nella lotta alle frodi che avrebbe snaturato l’intera imposta, è altrettanto vero che in tutta questa situazione ha anche pesanti colpe pure l’Ue che dal 1993 ad oggi non è stata capace di introdurre un sistema di tassazione degli scambi intracomunitari all’origine anziché a destinazione. Sistema capace di eliminare buona parte dei rischi di frode. E così di fronte all’inettitudine delle istituzioni comunitarie e del governo italiano gli italiani si troveranno a dover pagare l’ennesimo buco di bilancio provocato dalla decisione della Commissione. Sono 728 i milioni di euro che probabilmente a giugno verranno ripianati con l’aumento delle accise sui carburanti. E dopo la beffa delle pensioni adesso è da registrare anche la beffa della benzina alla vigilia della stagione estiva.

Walter Parisi


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