mpsRoma, 26 dic – Tutto parte dell’aumento di capitale: 3 i miliardi previsti sul valore attuale, che vede Monte dei Paschi quotare in borsa attorno ai 2 miliardi. Una volta e mezza la capitalizzazione dunque, centinaio di milione in più o in meno a seconda delle manovre incorse a Piazza Affari negli ultimi giorni di trattative. Un aumento non semplice, dato che la terza banca italiana non prevede di ritornare all’utile prima del 2015. Troppi i crediti incagliati e deteriorati che pesano sulle svalutazioni periodiche andando ad affossare nel rosso l’ultimo rigo di bilancio.

Con Fondazione Mps, attuale socio di maggioranza relativa ma invischiata a sua volta in una crisi di riflesso, destinata a diluirsi sempre di più nell’azionariato, diventa difficile capire da dove giungeranno i capitali necessari a garantire l’operatività dello storico istituto bancario. E’ così che la Confindustria senese ha chiesto aiuto al governo. In una nota ufficiale l’associazione degli industriali ha infatti demandato esplicitamente un intervento pubblico per «Mobilitare la Cassa Depositi e Prestiti nel salvataggio del Monte. Riteniamo più consono che la Cdp, attraverso il Fondo strategico italiano, investa in un asset strategico del Paese, per l’appunto la terza banca italiana, piuttosto che rincorrere aziende del lusso o altri settori comunque non strategici». Una posizione in linea di principio corretta, quella espressa dagli industriali. Una posizione che si inserisce in quel filone di pensiero che vuole tutelare il possesso in mani nazionali di determinati settori. La stessa posizione, in definitiva, che ha portato Alitalia alla poco invidiabile situazione attuale.

Certamente la difesa dei settori strategici (e perché un’azienda ad esempio del lusso, redditizia e solida, non debba esserlo non è dato sapere) è una delle linee di politica industriale che deve essere perseguita dall’azione di governo. Si, ma come? Ecco che nelle parole di Confindustria casca il proverbiale asino: lo Stato non è il prestatore di ultima istanza, non è il cavaliere bianco che interviene per bontà d’animo e senza alcun senso critico, non può essere a prescindere il garante di realtà ormai decotte. Questo non esclude ovviamente che possa a sua discrezione svolgere la funzione che gli imprenditori –resisi, nonostante le richieste di liberalizzazioni a spron battuto, forse finalmente conto dell’insipienza del capitale privato– gli richiedono. A patto pero’ che l’intervento non sia a fondo perduto, ma preveda precise responsabilità e l’opzione di entrare –anche a gamba tesa, se necessario– nel consiglio di amministrazione della banca. Perchè un investimento non è solo un’iniezione di capitale ma un’assunzione di importanti doveri da entrambe le parti. A contrario, il rischio è ancora una volta di utilizzare il denaro pubblico per risolvere le incapacità private. E la destinazione del gettito Imu al primo salvataggio Mps è stata già sufficiente.

Filippo Burla

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