Sel presenta un’interrogazione contro il rilancio industriale italiano

sabotage smallRoma, 13 nov – Gli investimenti per la crescita a qualcuno proprio non vanno giù. È infatti pronta una interrogazione parlamentare firmata da deputati di Sel contro la campagna di promozione del made in Italy che coinvolge la portaerei Cavour e che per sei mesi farà il giro dell’Africa e del Golfo Arabico per trovare potenziali partner che possano rilanciare settori e marchi colpiti dalla crisi, fra tutti Eni, Fincantieri e Finmeccanica, aziende che molti vorrebbero vedere smantellate e svendute.

Per i firmatari dell’interrogazione, durante la campagna “è prevista una preponderante presenza di imprese industriali del settore militare e di produzione di sistemi d’arma con relativo marketing dei propri prodotti, considerato che aziende del gruppo Finmeccanica presenteranno a bordo della Cavour e sul ponte di volo la loro produzione più aggiornata: Agustawestland (elicotteri nh90 e aw101), Oto Melara (sistema d’arma 127/64 lw vulcano e relativa famiglia  di calibri, strales evoluzione dei cannoni navali da 76 mm, munizione guidata dart), Selex ES (fornitore e integratore di sistemi radar e di combattimento tra cui i sistemi imbarcati sulle fregate Fremm, una delle  quali partecipa alla campagna), Wass (siluro pesante black shark, siluro leggero a244/s mod. 3, Contromisure e sonar), Telespazio (comunicazioni integrate e geoinformazione), Mbda (missili aspide 2000, aster 15 e 30, marte mk2/s e teseo/otomat). Saranno presentati in tale occasione anche i sistemi d’arma missilistici che compongono il weapon package dell’eurofighter, come il Marte er (extended range), lo Storm shadow, il Meteor e il Brimston dm (dual mode)”. A leggerlo bene il testo dell’interrogazione sembra rivolto più contro le aziende che contro i loro prodotti, come se per i deputati Sel queste aziende che sono il fiore all’occhiello dell’industria italiana e che da sole contribuiscono a buona parte del Pil nazionale non debbano neanche esistere solo per il fatto di produrre. Un assist appunto a chi vuole smantellare il settore industriale italiano.


Già durante la primavera araba Sel si era spesa in una forte campagna contro Gheddafi in Libia, la cui deposizione e il cui assassinio hanno portato come unico risultato politico l’indebolimento economico e strategico di Eni nel nord del Mediterraneo e in uno dei centri nevralgici della nostra autonomia energetica. Diverse priorità, si potrebbe ribattere: per Sel il disarmo in nome della pace e la lotta contro le dittature è più importante dell’economia nazionale, della produzione industriale e del posto di lavoro di migliaia di italiani.

Però si potrebbe notare anche che nel programma di Sel si fa chiaro riferimento all’opposizione ideologica contro qualunque grande opera pubblica, ovvero ciò che da sempre è stato utilizzato da tutte le grandi nazioni per uscire dalle grandi crisi, compresa quella storica e gravissima del 1929. A questo punto qualcuno potrebbe pensare che queste diverse priorità che vanno a collidere contro il lavoro, la produzione e autonomia strategica ed economica dell’Italia cominciano ad essere un po’ troppe.

 

Carlomanno Adinolfi

 

 

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