Palermo, 6 gen – I conti della Regione Sicilia sono perennemente in affanno. Questa non è certo una novità e non si prevede nessuna inversione di rotta. Un’ulteriore conferma è giunta ieri dal neo presidente Nello Musumeci che ha convocato una conferenza stampa per “fare una operazione verità” sullo stato di salute delle casse dell’isola. Le cifre che vengono fornite ai cronisti sono allarmanti: un disavanzo di cinque miliardi e 900 milioni di euro e un indebitamento di otto miliardi e 35 milioni di euro (che costa alla Sicilia 360 milioni all’anno di interessi).

A stretto giro è arrivata la replica dell’ex assessore al Bilancio Alessandro Baccei, che ha imputato il dissesto finanziario ai suoi predecessori. Chi ha ragione? Purtroppo entrambi. Vediamo perché. Secondo la Corte dei Conti “al 31 dicembre 2016 il debito di finanziamento residuo della Regione ammonta complessivamente a 8.035 milioni di euro”. Il trend dell’indebitamento (nell’ultimo quinquennio del governo Crocetta) è aumentato del 41,4%. A detta della magistratura contabile e in particolare Procuratore generale d’appello Pino Zingale, “una notevole anticipazione di liquidità tra il 2014 e 2015 (2 miliardi e 667 milioni di euro, per un residuo al 2016 di due miliardi e 567 milioni di euro) influisce pesantemente sul servizio di debito e, quindi, sulla capacità di spesa futura della Regione: tale liquidità pur non essendo tecnicamente considerata come indebitamento, composta comunque l’assunzione di obblighi da parte della Regione. La restituzione, gravata naturalmente da interessi, peserà sulle già esangui casse della Regione Siciliana per un trentennio e cioè sino al 2044-2045”.

La difesa dei Crocetta Boys non è tuttavia priva di fondamento, anzi. Gravi sono le responsabilità che pesano sul suo predecessore Raffaele Lombardo. Affrontando il tema dei finanziamenti e dei mutui contratti da Palazzo d’Orleans, i giudici contabili annotano infatti che “la loro consistenza finale era di 5.816 milioni di euro nel 2011 e, poi, di 5.934 milioni nel 2012”. Anche Totò Cuffaro ha molto da farsi perdonare. L’ex galoppino di Calogero Mannino, famoso per aver attaccato Giovanni Falcone in diretta televisiva, ha portato in Trinacria la finanza creativa. Parliamo dei “derivati” accesi dalla Regione nel 2005. Contratti che diedero dei risultati positivi per un paio di anni, ma che dal 2008 in poi hanno solo creato dei passivi per le casse pubbliche, quantificati in quasi 160 milioni di euro. Come si vede questo debito ha tanti padri. Inoltre, Nello Musumeci è costretto a risanare i conti con chi ha contribuito a mandarli in malora. Facciamo qualche esempio. Roberto Di Mauro, nel listino del presidente alle ultime elezioni, fu assessore al Bilancio con Raffaele Lombardo, prima che questa delega passasse proprio a Gaetano Armao, che oggi torna sempre nelle vesti di assessore all’Economia e di vicepresidente nella giunta di centrodestra.

Alla fine in Sicilia prevale sempre la logica del Gattopardo: Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

Salvatore Recupero

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3 Commenti

  1. ….troppi miliardi di debito…troppi…consiglio ai siciliani di scendere dalla Sicilia e staccare il tappo…Qualche ONG la trovano per raccoglierli….

  2. ……della stupenda Sicilia e delle sue meraviglie storico/ naturalistiche……la rabbia mi sale altissima poiché dopo aver visto come sono ridotte molte spiagge e litorali e molti monumenti vorrei veramente avere fra le mani politici,burocrati ed amministratori…… hanno fra le mani un tesoro e resta tutto lì a “marcire”….. incomprensibile.

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