spagna crescitaMadrid, 13 ago – La paventata ripresa spagnola? Una storia da governo balneare, giusto per restare in tema estivo. Un vero e proprio bluff, ben mascherato ad uso e consumo delle politiche suicide imposte dall’Ue agli stati membri.

La Spagna è sempre additata da più parti come “esempio” di virtuosità nello scambio riforme-crescita: adeguarsi alle regole dell’austerità di Bruxelles, insomma, conviene, visti i tassi di sviluppo post-crisi. In effetti, fra Madrid e Barcellona di crescita se ne vede. E non poca, se nei primi due trimestri i conti nazionali hanno fatto segnare +0.9 e + 1%, con una crescita rispetto all’anno precedente del 2.6 e 3.1%. Cifre da record, se confrontate con i dati asfittici dell’Italia ma anche con quelle più robuste della sempreverde Germania.

Tutto qui? Il Pil è un indicatore sintetico, utile per ricapitolare ma per questo inadatto a spiegare la complessità di un sistema economico. Parlare di crescita senza crescita del Pil è sbagliato, ma altrettanto sbagliato è invertire l’ordine dei fattori: un aumento del Pil significa -e facciamo un passo avanti rispetto alla “semplice” crescita-  davvero sviluppo?

La risposta è ovviamente no. Così, andando più in profondità nella situazione della Spagna, la realtà che emerge è una realtà ben peggiore di quanto le statistiche non dicano. Partiamo dalla disoccupazione: il dato ufficiale parla di un tasso attorno al 22%, in calo di qualche punto rispetto ai massimi di due anni fa. Il problema è che gran parte dei nuovi occupati sono stati riassorbiti con contratti a termine anche di poche settimane oppure part-time. Quanto basta per farli uscire dalla condizione di senza lavoro, ma non abbastanza per poterli considerare stabilmente reinseriti nel novero degli occupati. Molti disoccupati si sono inoltre abbassati ad accettare lavori in nero oppure ben al di sotto dei minimi salariali, pur di portare a casa qualcosa. Non si contano ormai più i casi di violazione del diritto del lavoro, dall’inquadramento professionale agli straordinari non pagati. Veri e propri ricatti occupazionali che fanno leva sulla gran massa di persone alla ricerca disperata di un impiego, a qualsiasi condizione esso sia.

Vista in quest’ottica, il risultato della Spagna diventa paradigmatico nel senso preciso voluto dall’Europa. la crescita di Madrid è infatti una crescita dovuta alla svalutazione interna: si riducono i salari, le garanzie, la domanda nazionale nell’impossibilità di svalutare la moneta rispetto agli paesi del continente e, in questo modo, dopo qualche anno di purgatorio riagganciare la crescita diventa quasi uno scherzo. Se si tocca il fondo, è senza dubbio più facile ripartire. Soprattutto se la ripartenza è sulle spalle (e a danno) dei propri cittadini.

Filippo Burla

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