Foto Roberto Monaldo / LaPresse23-05-2013 RomaEconomiaAssemblea ConfindustriaNella foto Giorgio SquinziPhoto Roberto Monaldo / LaPresse23-05-2013 Rome (Italy)Confindustria assemblyIn the photo Giorgio Squinzi

Roma, 18 set – Immigrazione e lavoro, un binomio attorno al quale la propaganda pro-accoglienza si è aggrappata con tutte le sue forze (e buone dosi di autorazzismo) per sostenere l’ondata di sbarchi e non contrastare la presenza di stranieri sul territorio. Oltre ad essere, per i media nostrani, parte di una razza superiore, gli immigrati farebbero i lavori che gli italiani non vogliono più fare, pagherebbero le nostre pensioni, contribuirebbero in maniera decisiva al nostro Pil. Tutte asserzioni facilmente confutabili, ma tant’è.

A rompere le uova nel paniere ai pasdaran del buonismo è però arrivato, sorprendendo un po’ tutti, addirittura il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. “In questo momento non è l’immigrazione che può risolvere i nostri problemi. Abbiamo bisogno innanzitutto di ridare lavoro agli italiani“, ha detto, intervenendo ad un convegno a Milano. “Sarà una visione un po’ egoista, ma cominciamo a ridare un futuro ai nostri giovani”, ha continuato, spiegando che a suo avviso gli immigrati non sarebbero una risorsa perché “la maggior parte ha come destinazione finale altri paesi. In Italia abbiamo una disoccupazione al 13% e quella giovanile è al 40%”.

Parole, quelle dell’amministratore della Mapei, che giungo inattese, visto che l’associazione degli industriali non ha mai preso una posizione chiara sul tema. Anzi, spesso e volentieri non ha lesinato critiche a chi ha cercato di contrastare l’invasione. Forse è troppo presto per parlare di inversione di rotta, ma le affermazioni di Squinzi hanno fatto breccia: “Bravissimo! Parole chiare e di buonsenso. Chissà se Renzi darà della «bestia» anche a lui…”, ha scritto Matteo Salvini sul suo profilo Facebook. “Condivido totalmente le parole chiare e la posizione coraggiosa di Giorgio Squinzi sull’immigrazione, #primainostri”, gli ha fatto eco il governatore della Lombardia Roberto Maroni via twitter.

Filippo Burla

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  1. In realtà, da buon affarista, anche Squinzi capisce che inondare il settore del lavoro produttivo di immigrati subacculturati e dal QI medio non molto elevato, contribuisce a una stagnazione totale dell’innovazione industriale e tecnica, come avvenuto nella Francia ultraimmigrazionista. Il Giappone è tecnicamente “avanti” proprio perché ha impiegato sempre e solo autoctoni (e autoctoni con un QI medio tra i più alti al mondo) nel sistema produttivo, andando anni luce avanti come progresso industriale rispetto a Stati come la Francia, che hanno fatto solo gli interessi di industrialoni avidi di immigrati da poter sottopagare. Diciamo che quella di Squinzi non è una proposizione “nazionalista” ma dettata dalla convenienza e dal buon senso affaristico di non distruggere l’economia di cui è responsabile.

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