standard_poor_2076208cRoma, 6 dic – Altro giro, altro gioco. La notizia è di quelle da circoletto rosso. Standard & Poor’s, fra le più potenti agenzie di rating, ha declassato i titoli di debito del nostro paese a livello BBB: in gergo tecnico, ultimo gradino prima del livello “junk”, ossia spazzatura. In breve, la finanza globale comincia a scommettere sul tracollo “greco” del sistema Italia. Ma più che ad una scommessa speculativa, le motivazioni del declassamento rilasciate dalla compagnia americana, lasciano pensare ad un vera e propria minaccia.

E’ infatti ritardo accumulato sui decreti attuativi del Jobs Act a incidere fortemente sul giudizio negativo di rating. I padroni del vapore mandano così un messaggio chiaro al governo Renzi: o l’Italia abbatte ulteriormente i suoi costi produttivi (salari e stato sociale) adattandosi alle esigenze globali di finanza e multinazionali, o sarà nuovamente guerra speculativa made in Usa, come già avvenuto nel 2011.

Il circolo vizioso dunque non cambia: speculazione – austerity – spoliazione. Non è un caso che le uniche note positive di S&P sul nostro paese siano legate alla presenza di Mario Draghi alla presidenza della Bce: i tassi nulli e la prospettiva di una nuova immissione di liquidità per il 2015 mantengono l’outlook positivo. Traduciamo: la moneta virtuale che la Bce elargisce al sistema bancario permetterà anche nel prossimo anno un assorbimento controllato di titoli di debito, senza che un singolo centesimo possa arrivare sulle tavole degli italiani, siano essi piccoli imprenditori schiacciati da ipertassazione e dumping, o lavoratori precari e ricattati dal nuovo mercato del lavoro. Insomma, il patto usuraio tra finanza e politica che sta uccidendo l’economia del nostro paese resta saldo, di pizzino in pizzino.

Giacomo Petrella

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