Coop cooperativaRoma, 26 dic – Qualche tempo fa venne lanciata l’idea di un reality show nel quale, in palio per il vincitore, ci sarebbe stato un contratto a tempo indeterminato. L’esperimento fu messo in onda, su La7, ma chiuse i battenti anzitempo. A riprovarci, anni dopo e con un formato diverso, è la Coop.

L’equazione alla base della proposta della rete delle cooperative rosse è estremamente semplice: più bollini, più contratti di lavoro. Quali bollini? Quelli della spesa, che in genere vengono conservati per le raccolte premi. In alternativa, è capitato in passato che potessero essere offerti ad associazioni impegnate socialmente, verso le quali Coop avrebbe poi staccato un assegno pari all’importo dei punti donati. Ora viene offerta una nuova opportunità: devolvere il “premio” della spesa all’attivazione di stage retribuiti.

Il progetto, che prende il nome di “Attiva Giovani”, «intende realizzare tirocini formativi, della durata di 4 o 6 mesi, per giovani disoccupati o senza occupazione dai 25 ai 34 anni», afferma Simona Caselli, presidente di Legacoop Emilia Ovest e appena nominata assessore all’agricoltura nella giunta del neogovernatore Stefano Bonaccini. Continua la Caselli: «Il problema dell’occupazione, nel nostro Paese, ha assunto i confini di un’emergenza. E la necessità di un intervento in questo campo e’ una priorità». Nella brochure informativa si legge che il progetto s’inserisce all’interno del Catalogo punti di Coop Nordest. Come funziona: il cliente, all’atto di ricevere i bollini, potrà decidere di destinarli ad un fondo speciale che, raggiunta la capienza sufficiente, farà partire lo stage. Retribuzione 500 euro al mese.

L’idea è partita da una analoga iniziativa che ha preso piede, per la prima volta, nel mantovano. Qui, lo scorso anno furono raccolti 45mila euro che permisero di attivare 20 tirocini. Un successo, in primis per l’aumento conseguente delle vendite da parte dei supermercati coinvolti.

Il meccanismo non è più quello del Grande Fratello, con sfide fra i concorrenti e televoto da casa. D’altronde, qui siamo in “real life”. E l’occupazione è diventata, per la Coop, affare di marketing ammantato da buonismo. Quasi di beneficenza.

Filippo Burla

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