Roma, 12 ago – Ci pagheranno pure le pensioni (anche se non è vero) ma, quando si tratta di incassare, non guardano in faccia a nessuno. Specialmente se dietro c’è la Cgil a spingerli. Quello degli immigrati con l’Inps è un rapporto fatto di alti (molti) e bassi (pochi), tanto a pagare sono comunque gli italiani. L’ultimo caso in ordine di tempo, non bastassero le sparate di Boeri, riguarda il bonus bebè, l’assegno di importo variabile da 960 a 1920 euro annui previsto dalla legge di stabilità 2015 per i nuovi nati dal primo gennaio di quell’anno al 31 dicembre 2017. Le regole, messe nero su bianco, erano chiare: oltre ai parametri sulle fasce di reddito Isee, potevano accedervi anche i cittadini stranieri a patto che fossero in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo. L’uso del passato è d’obbligo, dato che numerose sentenze stanno di fatto riscrivendo la legge.

Era già successo l’anno scorso, quando un Tribunale del Lavoro di Bergamo si era pronunciato a favore di una donna straniera, con permesso di soggiorno temporaneo, la quale chiedeva di ottenere la somma che le era stata negata dall’Inps. Una sentenza alla quale è seguita quella della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, su ricorso di un’altra donna alla quale l’assise di Genova aveva invece dato torto: l’assegno va pagato, spiegano i magistrati di Bruxelles, perché il diritto comunitario prevede la non discriminazione dei lavoratori non Ue ammessi in uno dei paesi. Tutto giusto, peccato che la controversia riguardi il tema del lavoro solo de relato mentre il nocciolo della questione afferisce a prestazioni assistenziali solo in parte collegate alla disciplina giuslavoristica.

L’Inps si difende, spiegando di aver semplicemente applicato quanto previsto dai decreti attuativi varati dal governo. Non è dello stesso avviso la Cgil, che da tempo segue la vicenda offrendo assistenza diretta ai ricorrenti: l’istituto userebbe “interpretazioni troppo restrittive delle leggi, che alla fine diventano discriminatorie“, denuncia Morena Piccinini, presidente del patronato Inca che afferisce all’organizzazione guidata da Susanna Camusso. Si preannuncia così, mentre si chiede al governo di intervenire per far chiarezza sul tema alla luce del macigno calato da Bruxelles, una pioggia di ricorsi nei confronti dell’Inps che sarà chiamata ad aprire il portafogli anche quando non dovuto. E indovinate, a proposito di discriminazioni, chi veramente pagherà?

Filippo Burla

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