Renzi e Hollande durante il vertice del Pse tenutosi il 21 giugno a Parigi. Il premier italiano sale sul cavallo perdente.

Roma, 25 giu – Fiumi di parole e lunghe analisi hanno riempito quotidiani e media on line sull’efficacia o meno del bonus di 80 euro in busta paga voluto dal premier Renzi. Quel che è certo è che l’euforia sta passando, com’è nell’ordine naturale degli avvenimenti, e si tramuterà, nel breve periodo, in delusione. La sfilza di aumenti delle tasse con cui gli italiani dovranno fare i conti è da far impallidire il pur tristemente noto governo Monti. Renzi dopo aver celebrato il più importante successo elettorale dal 1958 passa all’incasso partendo proprio dalla questione fiscale.

Abbiamo appena assistito all‘aumento della tassazione sul risparmio, e immediatamente Dario Franceschini,  Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, si è accodato proponendo di adeguare in aumento il cosiddetto “equo compenso”, ovverosia la tassa che il consumatore paga quando acquista un dispositivo elettronico. Dai semplici Cd alle memory cards, dagli smartphone ai tablet, passando per tutti quegli strumenti dotati di archiviazione di massa, tutti subiranno un aumento come se si trattasse di un’addizionale Iva. Per fare un esempio, una chiavetta Usb da 32 Gb subirebbe una tassazione pari a 4,80 euro. Introiti che lo Stato ufficialmente incassa per tutelare i diritti d’autore visto che tutti questi dispositivi possono essere utilizzati per scaricare copie di file musicali e altro tutelati dalla Siae.

Ma la vera stangata il governo Renzi si appresta a darla, ancora una volta, sulla casa. Il lavoro di rivisitazione dei valori catastali è in via di completamento. Erano fermi al 1989, quindi mediamente più bassi di 2 o 3 volte rispetto ai valori di mercato. Peccato che questo adeguamento colpirà la tassazione sulla casa (ex Imu) basata adesso proprio sui valori catastali. Per cui il contribuente italiano rischia di pagare un’imposta sulla casa 2 o 3 volte più alta rispetto ai livelli odierni.

Un altra tassa in arrivo è quella sulla successione. Abrogata dal governo Berlusconi nel 2001, fu parzialmente reintrodotta dal governo Prodi nel 2006 ma prevedendo una franchigia di un milione di euro. Al di sopra di questa cifra l’eredità viene oggi tassata al 4%. Il premier Renzi, invece, vorrebbe abbassare la franchigia a 100 mila euro (meno di un immobile di periferia) prevedendo una tassazione progressiva con aliquota anche del 30% oltre il milione di euro.

La tassa di successione sarebbe il pilastro principale della più ampia tassa patrimoniale a cui il governo sta lavorando. La misura metterebbe finalmente d’accordo tutta l’area di centro sinistra, la Cgil, e parte consistente del mondo bancario-finanziario.

I numeri per un’operazione del genere ci sono tutti, e con un centro destra oramai allo sbando, un Movimento 5 Stelle ondivago e non accreditabile e con gli alleati di governo del Nuovo Centro Destra elettoralmente e politicamente innocui, quel 40,8 % dei consensi del Partito Democratico rappresenta molto di più di quanto potrebbe servire a Renzi per portare numeri e risultati a Bruxelles e ai partner europei. Ovviamente sulla pelle degli italiani.

Giuseppe Maneggio

 

Commenti

commenti

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

due × 2 =