Terre rare/2: il monopolio della Cina e la deindustrializzazione occidentale

terre rare cinaRoma, 10 gen – Il dominio cinese sulla tecnologia è dovuto al monopolio sulle materie prime e in particolare sulle terre rare. Questi elementi chimici sono alla base dell’industria hi-tech e sono sempre più importanti per la strumentazione medica e militare di ultima generazione. In pratica la Cina in questo momento mantiene il controllo del presente e del futuro tecnologico globale producendo oltre il 90% di tutte e 17 le terre rare fondamentali per la realizzazione di smarphone, tablet, monitor dei pc, armi militari sofisticate, monitor defibrillatori e molto altro. Le limitazioni poste da Pechino sulle forniture hanno inevitabilmente fatto impennare i prezzi, più che raddoppiati negli ultimi anni, di questi preziosi materiali, tanto da far presentare lo scorso marzo a Usa, Giappone ed Unione europea un reclamo congiunto all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) sulle presunte scorrettezze commerciali della Cina.

Sostanzialmente tutti ritengono che le quote cinesi sulle esportazioni provocano un aumento dei prezzi dell’elettronica in tutto il mondo. “Le restrizioni della Cina sulle terre rare e su altri prodotti stanno violando gli impegni presi con l’OMC e continuano a condizionare significativamente i mercati globali a svantaggio delle nostre aziende”, ha dichiarato a tal proposito il commissario Ue al commercio Karel De Gucht.

La Cina ovviamente non ci sente e non concede nulla, forte del suo monopolio al momento quasi assoluto. Ma la questione probabilmente andrebbe vista sotto un’altra lente: i Paesi occidentali in realtà sono in parte avvantaggiati da questa situazione non dovendo sporcarsi le mani nell’estrazione delle terre rare che richiedono costi eccessivi sia da un punto di vista strettamente economico che ambientale. Acquistare quindi le materie prime dalla Cina garantisce degli indubbi vantaggi ma palesa la non autosufficienza occidentale nel campo della produzione di tecnologia e la perdita di controllo sulle materie prime strategiche. In sostanza a guadagnarci sono le multinazionali che controllano il mercato dell’hi-tech e a perderci sono le nazioni che assistono alla propria deindustrializzazione.

Il fatto che la Cina produca il 90% delle terre rare non significa però che ne detenga una percentuale identica a livello mondiale, infatti il paese asiatico possiede soltanto il 30% delle riserve conosciute, il restante 70% è presente in Russia, India, Stati Uniti, Brasile e Australia. Ma non solo, abbiamo visto nel precedente articolo come l’Italia abbia la più grande riserva europea e la seconda a livello mondiale di antimonio e di titanio, due elementi fondamentali per quanto scientificamente non classificabili come vere e proprie terre rare.


La capacità cinese di sfruttare il capitale umano in un contesto privo di tutele sociali, è alla base del monopolio sulla produzione e sull’export, ma il trend potrebbe cambiare in base alle scelte politiche dei paesi detentori a cominciare dall’investimento potenziale sulle nuove tecniche di estrazione. La rotta può essere invertita, ma serve inevitabilmente un progetto politico lungimirante che vada oltre il riscontro economico immediato e che può essere portato avanti soltanto da quei paesi in grado di esprimere una volontà di potenza nel campo industriale.

Eugenio Palazzini

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