Roma, 7 apr – Il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (Ttip) è un accordo in fase di negoziazione fra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, che ha l’obiettivo di promuovere il commercio e proteggere gli investimenti.

Le trattative, avviate nel giugno 2013 e che si concluderanno nel giro di due anni, prendono le mosse da un progetto già presentato in passato sulla scena internazionale: l’Accordo multilaterale degli investimenti. Il cosiddetto Mai, negoziato in segreto dai membri Ocse fra il 1995 e 1997, che non si perfezionò per il ritiro di una serie di paesi, prima la Francia, in seguito alle proteste promosse da Attac (Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l’aiuto ai cittadini) cui diede vasta eco anche Le monde diplomatique. Da allora, l’idea di un’ulteriore deregolamentazione del commercio internazionale e la tutela degli investimenti esteri è stata perseguita in più sedi ma mai realmente compiuta, si pensi al Nuovo mercato transatlantico (NTM) o all’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (AGCS).

Oggi quest’esigenza ritorna sotto la sigla del Ttip e, vista la sintonia mostrata al riguardo da Van Rompuy e Obama nell’ambito del summit UE-Usa dello scorso 26 marzo, non c’è dubbio che l’accordo si perfezioni nel modo previsto.

In dettaglio il trattato Transatlantico prevede un nuovo coordinamento della regolamentazione commerciale, che riguarda qualsiasi merce scambiata fra le parti: prodotti agricoli, chimici, tutti i tipi di manifattura e di servizi (sono esclusi quelli finanziari per volere degli Usa). Ci aspetta quindi un’ondata di de-regolazione delle procedure di fabbricazione, delle composizioni chimiche delle merci, delle omologazioni di sicurezza e delle tariffe alle frontiere. Nulla di nuovo se si pensa ai macro obiettivi del WTO ad esempio, se non nel suo stadio di applicazione.

La vera novità risiede invece nel secondo pilastro del trattato, il Ttip fissa infatti una nuova agenda per la protezione degli investimenti e la disciplina dei contenziosi fra gli investitori privati e gli Stati nazionali. Un aspetto che sui documenti dell’Unione è indicato come “investor-state dispute settlement” o “ISDS system”.

La possibilità che ogni impresa possa, già posto il normale stato del diritto, trovare tutela dei propri investimenti ma soprattutto delle aspettative di ritorno degli stessi (parametro su cui oggi si basa gran parte della finanza) in un nuovo tribunale internazionale ha, fra gli altri, un significato ben preciso. Oltre alla ovvia subordinazione degli interessi privati a quelli pubblici, si sancisce qui una trasformazione del concetto di attività economica sul suolo europeo, conseguente alla riorganizzazione della produzione nelle zone del pianeta dove manodopera a basso costo e mancanza di legislazione slegano le mani al capitalismo, che proprio in questi due fattori ha sempre trovato la sua essenza e sopravvivenza.

Questo sistema prende atto che l’Europa non è più un luogo di produzione, sia per la crescita dei paesi di recente industrializzazione che per il prolungato periodo di crisi economica. Ma soprattutto non è un luogo di consumo e quindi di ricavi, anche per l’eccessiva concorrenza che ha abbattuto i profitti delle imprese. I mancati guadagni potranno così essere integrati dalla possibilità di citare in giudizio gli Stati nazionali per politiche che potrebbero deprimere le aspettative sul ritorno degli investimenti.

L’obiettivo ultimo del Ttip passa quindi per il trasferimento delle risorse economiche in mano agli Stati nazionali verso le corporation private, proprio quelle che partecipano ai negoziati del Ttip, che hanno capitalizzazioni milionarie sui mercati finanziari e che già oggi integrano i loro guadagni con cause e richieste di risarcimento da capogiro, proprio per ovviare a una domanda non all’altezza o colpire la liquidità in pancia ai concorrenti.

Presentato sul sito dell’Unione e per bocca dei suoi promotori come una possibilità di crescita economica, contro i trattamenti discriminatori e le espropriazioni indirette, il Ttip disciplinerà la terziarizzazione del vecchio continente, lasciandoci ancora di più senza sovranità e possibilità di tornare a decidere il futuro della res publica.

Armando Haller

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