Economia-l-Ue-pronta-a-promuovere-l-Italia-nei-conti-pubbliciRoma, 18 ott – Ripetuto, imposto, temuto, da rispettare pena l’ingresso nei “cattivi”. Ritratto veloce del 3%, il differenziale deficit/Pil che ogni governante mira a raggiungere e a tenere basso. Starne al di sopra significa essere messi sotto la lente di ingrandimento di Bruxelles e dei suoi responsabili economici, quindi dover prendere “raccomandazioni” sulle manovre finanziarie da attuare negli stati sovrani. Lo sappiamo bene qui, dove da anni col Pil in calo sempre costante, la soglia scende e le manovre si fanno sulla base di tagli selvaggi. D’altronde, investire vuol dire spendere e se non puoi spendere non cresce l’economia, non sale il Pil quindi la soglia non si alza un meccanismo senza uscita.

Già, ma quanti sono i paesi attualmente al di sopra? Al 29 maggio 2013 erano venti. Leggiamo di nuovo per essere sicuri : 20. Venti “cattivi” nella UE. Su 27 membri solo sette si salvano, nell’ordine : Bulgaria, Germania, Estonia, Lussemburgo, Malta, Finlandia e Svezia. Ci può stare, la crisi in cinque anni ha colpito tutti, indistintamente, qualcuno di più e qualcuno di meno. Ma secondo il comunicato stampa della Commissione Europea in merito (scaricabile da europa.eu) se stati come Italia, Lettonia, Lituania, Ungheria e Romania hanno intrapreso le azioni correttive dal 2009, a costo di sangue, lacrime e impoverimento, per altri evidentemente più meritevoli (dove?) sono state concesse proroghe.

Leggendo il comunicato, la Commissione raccomanda di prorogare di due anni il termine per Spagna, Francia, Polonia e Slovenia, e di un anno per Olanda e Portogallo. Le proroghe si hanno nei casi in cui:

  • si sia verificato un evento economico sfavorevole con importanti conseguenze negative per lo Stato membro soggetto a procedura per i disavanzi eccessivi, che gli impedisce di rispettare il termine per la correzione del disavanzo eccessivo;
  • lo Stato membro abbia dato “seguito effettivo” alla raccomandazione o all’intimazione del Consiglio;
  • si ritiene che uno Stato membro abbia dato seguito effettivo se ha agito in conformità della raccomandazione del Consiglio per quanto riguarda sia l’attuazione delle misure richieste che l’esecuzione del bilancio.

La domanda sorge spontanea : per noi non ci sarebbero quindi stati “eventi sfavorevoli” (quindi la crisi non è esistita, è un’invenzione della stampa, dal 2008 tutto va bene), non avremmo dato “seguito effettivo” alle raccomandazioni del Consiglio e non avremmo attuato le misure richieste (basterebbe rileggere e rivedere quanto fatto dai governi Berlusconi, Monti e Letta dal 2009 in avanti, senza contare Fiscal Compact, pareggio di bilancio per legge, le miriadi di tagli e tasse presenti e in arrivo).

Non ci sono più dubbi, l’Europa viaggia in due classi : chi conta e chi no. E la politica ci ha messo nella seconda, da Stato fondatore quale siamo. Una intera generazione di politicanti di ogni schieramento e di ogni colore che, con manifesta incapacità e sottovalutazione dei problemi strutturali nazionali, ci ha fatto retrocedere al livello di chi in Europa ci sta da qualche anno e non dal 1957.

Più che alzare la voce per l’emergenza immigrati, andrebbe fatto per avere rispetto in politica economica, ma da quel lato è come abbaiare alla luna.

Gaetano Saraniti

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