Roma, 13 set – Duecentododici milioni nel solo 2016. Tanto quanto servirebbe (le stime si aggirano attorno ai 250 milioni) per i necessari e ormai non più differibili investimenti necessari a mettere in sicurezza ed elevare a minimi livelli di efficienza le sole linee della metro, senza considerare le esigenze di quelle dei bus, strette fra obsolescenza dei mezzi e mancanza cronica di manutenzione. Peccato che la prima cifra non corrisponda ad un piano industriale, ma alle perdite dell’ultimo esercizio di Atac, ormai sempre più buco nero delle finanze capitoline.

Il bilancio, approvato ieri dal Cda dell’azienda dei trasporti pubblici di Roma, certifica una situazione ormai insostenibile. Il fatturato sfiora sì il miliardo di euro, il margine operativo lordo si attesta a 80 milioni ma, a fronte di oneri straordinari (ma ormai diventati quasi strutturali, quest’anno toccano i 170 milioni) per svalutazioni e accantonamenti, il risultato operativo collassa sotto zero con l’utile che segue a ruota.

Per domani è prevista la ratifica del bilancio da parte del Comune di Roma. E sempre dal Campidoglio, in settimana, dovrebbe arrivare richiesta al tribunale dell’istanza di concordato preventivo. Un tentativo in extremis di evitare il fallimento tramite accordo con i creditori che vantano nei confronti di Atac qualcosa come 1,3 miliardi, cifra che ha già abbondantemente superato perfino il valore della produzione.

Se la strada del concordato rischia di essere problematica anzitutto per le casse del Comune, emergono in questi giorni altri guai. In non pochi, infatti, sembrano già volersi opporre. Fra questi due pesi massimi come Trenitalia e Cotral, che da soli mettono insieme oltre 150 milioni, più del 10% dei debiti complessivi. “Le risorse che Atac deve dare a Cotral e Trenitalia – ha spiegato Michele Civita, assessore della regione Lazio ai trasporti – non sono debiti: si tratta di flussi finanziari. Auspico che nel bilancio sia chiara la distinzione tra i debiti, quelli commerciali da inserire nel concordato e i flussi di cassa di cui si Atac si è appropriata”. Possibile, dunque, che entrambi si sfilino dal concordato, facendo mancare i numeri (per omologare la procedura serve il voto favorevole di almeno il 50% dei crediti ammessi) qualora anche altri soggetti, fra i 1200 creditori della società, decidano di seguirli.

Filippo Burla

Commenti

commenti

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here