Roma, 12 nov – L’attivista, giornalista, hacker Julian Assange rimane recluso (secondo la definizione che ne ha dato lo scorso anno un gruppo di lavoro ONU: “in modo illegale ed arbitrario”) nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra. Una condizione da rifugiato politico perseguitato da governi occidentali che assume contorni sempre più giuridicamente atipici: la richiesta di estradizione in Svezia è decaduta, non esiste una richiesta da parte degli USA al momento, tuttavia un insieme di fattori lasciano pensare che, per Assange, sia più saggio rimanere ancora al sicuro nell’Ambasciata: non ultimo il fatto che Londra abbia recentemente ammesso di aver manipolato le prove che riguardavano il suo caso cancellando alcuni files (come meritoriamente sottolinea anche la redazione di Repubblica in questi giorni: quando si ricordano di essere giornalisti).

Assange è un personaggio complesso e irriducibile alle categorie politiche usuali: nasce come eroe del mondo progressista, ma poi, vittima di accuse di stupro divenuto odiato dal mondo femminista e ignorato dal “politicamente corretto” occidentale, tanto disposto a parlare delle condizioni di detenzioni illegali a Mosca o in Turchia, ma poco propenso a parlare delle persecuzioni che accadono tra Londra e Washington. Tra i fondatori del sito Wikileaks nel 2007 diviene un caso quando nel 2010 pubblica 250.000 documenti diplomatici USA (alcuni riservati e segreti) portando agli occhi di tutti il fenomeno dei “danni collaterali” della lotta al terrorismo iniziata dai repubblicani. I democratici, perlomeno la base, e la sinistra militante del mondo lo portano in palmo di mano: mostra la crudeltà delle guerre di Bush. Tuttavia sarebbe riduttivo considerarlo a propria volta un semplice democratico: quando nel 2012, già da recluso, inizia a condurre una trasmissione tramite youtube per Russia Today il primo ospite che sceglie di portare all’attenzione del pubblico occidentale è il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah.

Poco per volta diventa sempre più scomodo al progressismo internazionale, proprio mentre wikileak diventa uno strumento sempre più grande, organizzato ed operativo. Non si limita a pubblicare vecchio materiale col quale i democratici USA e la stampa progressista potevano mostrare quanto Bush fosse cattivo e Obama un santo: pubblica milioni di documenti e mostra tra le altre cose i tentativi USA di influenzare la politica dei propri alleati, ad esempio influenzando le elezioni francesi del 2012 o, proprio alla vigilia del voto del 2017, mostra documenti in cui Macron è di fatto accusato di avere conti off shore in paradisi fiscali. Wikileak è diventato in poco tempo qualcosa di diverso: non era più un collettivo di hacker di mezzo mondo dove pubblicare i dati che in qualche modo ci si procurava, ma qualcosa di molto più complesso, ovvero una sorta di “zona di compensazione” sulla quale chiunque avesse documenti scottanti e li volesse vedere pubblicati tramite un attore terzo e neutrale poteva contare. Di fatto raggiunto un certo livello fu terreno di scontro direttamente tra servizi di spionaggio che lo usavano per far uscire il materiale che intendevanorendere pubblico in modo anonimo: il livello di sofisticazione di Wikileaks è comunque alto tanto da, al momento, non aver praticamente mai compromesso una propria fonte e, soprattutto, al momento nessuno dei milioni di documenti pubblicati è stato mai smentito e di fatto si tratta della più grande riserva di materiale riservato reso pubblico e sicuramente autentico che esista al mondo. Assange rimane un personaggio da osservare e Wikileaks una fonte fondamentale per comprendere quel che i governi d’occidente vogliono tener nascosto; è difficile non provare umana simpatia per un uomo che da solo ha fatto tremare i governi democratici di mezzo mondo mostrando che la democrazia sia molto spesso una vuota parola utile per giustificare le condotte più oscene e le guerre più spietate.

Difficile non provare simpatia per Assange quando lo leggiamo twittare che il “il femminismo più il capitalismo e l’immigrazione portano alla sterilità d’Europa” di fatto mostrando di provare sincera preoccupazione per “la grande sostituzione”… e balza agli occhi vedere come sempre di più il mondo liberal vorrebbe silenziare quest’uomo che ha la colpa di essere libero, ma non libero come piace a loro. Il proprio divorzio dal mondo liberal Assange lo ha firmato pubblicando le mail trovate nei server del partito democratico USA azzoppando la candidata Clinton e favorendo Trump ai tempi della corsa per la Presidenza. Una piccola vendetta per Julian che comunque la Clinton, secondo alcuni documenti pubblicati nel 2016, aveva pensato in barba ad ogni consuetudine diplomatica e giuridica, di assassinare all’interno dell’Ambasciata Ecuadoregna: “Can’t we just drone this guy?” disse ad una riunione con Obama ed i vertici del Dipartimento di Stato. Ringraziamo Assange piuttosto per averci ricordato che i democratici all’opposizione amano citare il buon Luther King con “I have a dream”, ma quando entrano nelle stanze del potere tendono più a fantasticare sull’I have a drone.

Guido Taietti

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