Mosca, 11 ago – “We don’t accept the fact that North Korea could possess nuclear weapons” (Non accettiamo il fatto  che la Corea del Nord possa avere armi atomiche). No, non sono le parole di Mattis, Tillerson o di Trump, ma quelle del Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che questa mattina ha dichiarato che la posizione della Russia è nota a tutti: la Corea del Nord aveva a suo tempo siglato il trattato di non proliferazione nucleare (NPT) ma lo ha ricusato e adesso asserisce che ha diritto di costruirsi un arsenale atomico e lo ha già fatto, ma per Mosca è inaccettabile.

Parole dure, quelle di Lavrov, all’indirizzo di Pyongyang anche considerando che se la Corea del Nord oggi ha la possibilità di miniaturizzare una testata in modo da montarla su un missile intercontinentale lo si deve anche alla Russia che, insieme all’Iran e alla Cina, ha fornito il know how per il programma missilistico e atomico nordcoreano. Lavrov però nel contempo ha espresso l’augurio che la situazione possa risolversi diplomaticamente tramite l’accettazione del piano russo-cinese che propone un “congelamento doppio” tra le parti in causa: da un lato Pyongyang rinuncerà a perseguire il riarmo atomico e ad implementare il suo programma missilistico, dall’altro Washington e Seul firmeranno una moratoria sulle esercitazioni militari a larga scala nell’area. Una sorta di “pax sinorussa” che dubitiamo fortemente possa essere presa in considerazione da Washington, perché vorrebbe dire ammettere di non essere più l’ago della bilancia geopolitica in estremo oriente ed abdicare in favore di quella che è la (super)potenza emergente nell’area: la Cina. Inammissibile. Se mai Trump dovesse seriamente prendere in considerazione una simile eventualità, l’esecutivo non arriverebbe alle elezioni di mid-term, avendo il Congresso fondamentalmente ostile.

Lavrov ha parallelamente reso noto che esiste il serio rischio che Stati Uniti e Corea del Nord possano entrare in conflitto aperto e pertanto auspica che la parte “più forte e saggia” (stronger and cleverer) faccia il primo passo verso una distensione appunto accettando il piano di pace Russo-cinese: “Se finalmente questo congelamento doppio sarà messo in atto, allora potremo sederci e ripartire daccapo per firmare un documento che attesti il rispetto della sovranità di tutte le parti coinvolte, inclusa la Corea del Nord”. Un’abile mossa di Mosca, quella di condannare l’arsenale atomico di Pyongyang, per “rientrare dalla finestra” in una situazione internazionale che la vedeva marginalizzata rispetto ai due contendenti principali (Usa e Cina) che si stanno giocando in questi mesi una partita più grande di quella Coreana: il controllo dello scacchiere asiatico e delle sue risorse commerciali ed energetiche.

Paolo Mauri

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

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