Putin-OrbanMosca, 17 gen – La strategia putiniana volta a ricreare – stavolta con i rubli e non con i carri armati – un nuovo impero che abbia la stessa sfera di influenza della vecchia Urss procede a tappe forzate.

Stavolta è toccato all’Ungheria, che pure sembrava refrattaria ad entrare nell’orbita russa. Nazionalista e conservatore, in passato Viktor Orban aveva criticato le ingerenze russe nella politica ungherese, criticando anzi l’ex premier Gyurcsany perché, con il coinvolgimento nel gasdotto South Stream, avrebbe di nuovo fatto di Budapest un satellite di Mosca. Ora, invece, il premier ungherese riconferma tutti gli impegni (South Stream compreso) e getta un ponte verso Putin.

Rosatom – la corporation attraverso cui lo Stato russo gestisce il nucleare – ha infatti ottenuto dal governo ungherese l’incarico di espandere il solo impianto nucleare del Paese, la centrale Paksi Atomeromu a sud di Budapest.

Decisivo è stato l’incontro di martedì fra Viktor Orban e Vladimir Putin nella residenza di quest’ultimo a Novo-Ogariovo, fuori Mosca. L’accordo ha tagliato fuori gli altri operatori interessati: la francese Areva, la sudcoreana Kepco e Westinghouse Electric, unità di Toshiba.

L’accordo prevede che i due reattori da 1.200 megawatt, per un costo tra i 10 e i 12 miliardi di euro, saranno pagati per l’80% proprio dalla Russia, con un prestito trentennale.

Giuliano Lebelli

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