decapitato-arabia-sauditaRoma, 21 set – Le notizie sulle presunte atrocità dello “Stato canaglia” del momento ricevono sempre grande pubblicità nei nostri media. Le cose vanno diversamente quando c’è di mezzo qualche alleato dell’Occidente, come per esempio l’Arabia Saudita, di gran lunga il più oscurantista degli stati islamici ma graziato dalla propaganda per via dell’asse politico-petrolifero fra Ryad e Washington.

Fa quindi poca notizia la condanna inflitta nel Paese della dinastia Saud a un 21enne che nel 2012, quando aveva 17 anni, partecipò a una manifestazione antigovernativa.

Per questo “grave crimine”, l’uomo sarà decapitato e poi crocifisso in pubblico. La sentenza, emessa da un tribunale di Gedda nel maggio scorso, è stata confermata dalla Corte Suprema e dovrebbe essere eseguita in questi giorni.

Le crocifissioni in Arabia Saudita prevedono che il condannato venga prima decapitato, poi che il suo corpo sia esposto al pubblico a scopo di monito.

Dove saranno, ora, i professionisti dei diritti umani?

Giuliano Lebelli

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