Yasser Arafat leader del O.L.P.
Yasser Arafat leader del O.L.P.

Ginevra, 7 nov – Yasser Arafat è stato avvelenato con il polonio radioattivo.

Lo certifica un rapporto forense svizzero e al-Jazeera ne ha dato notizia ieri.

Secondo le cartelle cliniche ufficiali il leader palestinese sarebbe morto, nel 2004, a causa di un ictus derivante da una malattia del sangue, tuttavia sia la famiglia, moglie e figlia in primis, che i suoi più stretti collaboratori e larga parte dell’opinione pubblica informata non avevano del tutto creduto alla semplice fatalità.

Il movimento d’opinione e la tenacia dei sostenitori della tesi dell’avvelenamento aveva portato, l’anno scorso, a ottenere la riesumazione del corpo di Arafat per sottoporlo nuovamente ad una più accurata, e forse meno influenzata, autopsia.

La riesumazione aveva suscitato i continui reclami soprattutto dalle autorità israeliane ma di fatto il report finale del pool di medici forensi intervenuti sulla salma ha decretato una “alta attività inaspettata” di polonio.

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Come molti palestinesi hanno per molto tempo creduto, tempo in cui le teorie sulla morte di Arafat si erano spinte al limite dell’assurdo quasi a diffamare il leader palestinese parlando di cancro nel migliore dei casi, di Aids nel peggiore.

Israele, primo sospettato, di una seppur lunga lista di potenziali nemici, nega ogni addebito e dichiara tramite il ministero degli Esteri che l’indagine dei medici legali svizzeri è stata “più una soap opera che vera scienza”

Tuttavia gli scienziati – dal Centro Ospedaliero Universitario ( CHUV ) di Losanna, Svizzera – dopo aver effettuato un esame dettagliato delle cartelle cliniche, dei campioni dei resti (ossa e terreno di sepoltura) e degli oggetti che aveva preso in ospedale a Parigi, dove morì nel 2004, hanno concluso che “la morte è stata la conseguenza di avvelenamento con il polonio – 210″, sottolineando, inoltre, che si sarebbe potuti arrivare ad una conclusione più dettagliata se si fosse intervenuti con più tempestività dopo la morte.

Il polonio – 210 è una sostanza altamente radioattiva. Si trova naturalmente in dosi basse negli alimenti e nel corpo, ma può essere fatale se ingerito in dosi elevate .

Di “vero crimine” parla la vedova di Arafat, Suha, affermando che i dati del centro svizzero rivelano un vero e proprio “omicidio politico”. “Questo ha confermato tutti i nostri dubbi. E ‘scientificamente provato che non è morto di morte naturale e abbiamo la prova scientifica che questo uomo è stato ucciso”.

La malattia di Arafat, effettivamente, aveva avuto un percorso degenerativo estremamente rapido, si era ammalato nel mese di ottobre 2004 Due settimane dopo era già stato trasportato in un ospedale militare francese a Parigi , dove morirà l’ 11 novembre 2004 a 75 anni. Le autorità francesi avevano iniziato un’indagine per omicidio già nel mese di agosto 2012.

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Questa svolta nella complicata e misteriosa vicenda della morte di Yasser Arafat potrebbe, oggi, dare nuovo impulso al processo di verità che si stà conducendo per fare luce sulle attività di certi servizi segreti e dei governo ostili al leader della Palestina libera. Si consideri che il polonio 210, divenuto famigerato veicolo di morte anche grazie al clamoroso caso dell’avvelenamento della spia russa Alexander Litvinenko, è di fatto ascrivibile ad un modus operandi da servizio segreto e in questo caso potrebbe essere stato usato per eliminare uno scomodo avversario come era Arafat.

Ritorna in mente la frase, oggi potremo dire profetica, di questo uomo che col suo operato ha segnato indelebilmente la storia del vicino oriente che commentando le incessanti attività dei suoi nemici affermava : “Vogliono che sia come un prigioniero, un fuggitivo, o morto. Io dico loro: Martire!”.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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