Argentina: calano i peronisti, aumentano i…peronisti

peronBuenos Aires, 9 dic – Le elezioni dello scorso 27 Novembre in Argentina hanno segnato un brusco calo per il partito del presidente in carica Cristina Fernandez Kirchner. A beneficiare della perdita di consensi della Kirchner infatti è stato una altro partito d’ispirazione “peronista”, il “Frente Renovador para la Concordia” guidato dal sindaco della città di ‘Tigre’ Sergio Massa.

Ancora oggi, ad oltre trent’anni dalla morte di Peron, la sfida per la “Casa Rosada” si risolve in una corsa tra i candidati di diverse fazioni del Partito Giustizialista (il cui nome fa riferimento al concetto di giustizia sociale, niente a che vedere con l’accezione nostrana che lo associa ai forcaioli legalitari).

La più efficace descrizione di ciò che ha rappresentato il Peronismo per il popolo argentino la fornisce Peron stesso in una sua dichiarazione ad un giornale inglese: “Gli argentini sono al 30 per cento socialisti, al 20 per cento conservatori, un altro 30 per cento è di radicali …”; al che il giornalista lo interrompe domandandogli: “E i peronisti?”. “No, no, peronisti sono tutti quanti”, afferma il Presidente Argentino con estrema naturalezza.

Nella ricerca della giustizia sociale il Peronismo si caratterizza come Terza Via tra capitalismo liberista e comunismo di stampo sovietico. Negli “Elementi di Dottrina Peronista” si legge che “in campo economico il peronismo assicura che tutto il patrimonio argentino sia degli argentini e che si sostituisca alla politica economica di sfruttamento capitalista una politica economica sociale per cui la nostra ricchezza possa essere distribuita proporzionalmente tra tutti coloro che con il proprio sforzo concorrono a formarla”.

In particolare Peron, che durante i suoi anni di servizio presso l’Ambasciata Argentina a Roma aveva maturato una grande ammirazione per Mussolini, si ispira fin dall’inizio della sua carriera politica come Ministro del Lavoro alla legislazione sociale del Fascismo: salario minimo garantito, assicurazioni obbligatorie per incidenti sul lavoro e malattie professionali, tredicesima mensilità, ferie retribuite e riconoscimento ufficiale dello status giuridico dei sindacati.

Grazie alla politica peronista l’Argentina riesce ad affrancarsi dal dominio inglese e statunitense: vengono nazionalizzate la Banca Centrale, le imprese dei servizi pubblici (ferrovie, acqua, gas e telefonia) e quelle legate al settore energetico (centrali idroelettriche, gas naturale e carbone).

In politica estera l’Argentina mantiene una stretta neutralità nei confronti dei due grandi blocchi contrapposti. Peron infatti sostiene che “tutti i paesi sono più o meno dominati, direttamente o indirettamente, dall’influenza imperialista, che è strumentalizzata dall’imperialismo americano o da quello sovietico […] Yalta ha diviso il mondo in due «riserve di caccia» a vantaggio delle due potenze imperialiste”. Perciò ritiene necessaria “l’unificazione di tutti coloro che lottano per la stessa causa”, ovvero la sovranità nazionale.

In questa ottica guarda con benevolenza alla rivoluzione cubana ed in particolar modo ammira il suo connazionale Ernesto Che Guevara, in occasione della morte del quale scrive una lettera al movimento peronista dove spiega come “il peronismo coerente con la propria tradizione e le proprie lotte, come movimento nazionale, popolare e rivoluzionario, rende un omaggio commosso all’idealista, al rivoluzionario, al comandante Ernesto Che Guevara, guerrigliero argentino morto in combattimento, armi alla mano per il trionfo delle rivoluzioni nazionali in America Latina”.

Tanto amato dalla gente (i suoi comizi in Plaza de Mayo terminano sempre con la folla che urla: “Domani San Peron!”) quanto odiato da lobby e poteri forti anti-nazionali: industriali, borghesi, intellettuali e soprattutto dalla Chiesa Cattolica, che arriva addirittura a scomunicare il Presidente Argentino. Peron stesso afferma che “la divisione tra il popolo e l’oligarchia capitalista è molto netta. Lo stesso è tra il popolo e la nuova borghesia di mercanti che si sviluppa rapidamente […] L’oligarchia che domina il paese non può sottostimare le forze di lotta delle immense masse popolari che esigono la loro libertà. Questo è il movimento che noi abbiamo messo in marcia, in certa misura, durante i dieci anni di governo giustizialista”.

In Italia il Peronismo riscuote successo sia negli ambienti missini che in quelli nazional-rivoluzionari. Il congresso del Movimento Sociale a Roma nel ’49 si apre con tutti i delegati che gridano ”Viva Peron!” ed “Il Borghese” si schiere apertamente in favore del presidente argentino anche nella lotta contro il Vaticano in quella che ritiene “la battaglia per impedire che la formula della DC si estenda anche al Sud America”. Terza Posizione guarda con simpatia alla lotta dei Montoneros, movimento rivoluzionario peronista di ispirazione socialista nazionale nato durante l’esilio del Presidente.

Dal canto suo la sinistra istituzionale (PCI e PSI) bolla fin dal principio Peron come “un reazionario di simpatie nazifasciste”. Un analisi ben più complessa ed interessante viene invece da Lotta Continua che nel proprio quotidiano definisce il Peronismo come “uno dei fenomeni sociali, politici e ideologici più incompresi del nostro secolo [..] Le interpretazioni che su di esso sono state offerte nel passato dai partiti comunisti sono fortemente contraddittorie”.

Un fenomeno grandioso e complesso quello peronista la cui essenza viene efficacemente riassunta in una de “Le venti verità del Giustizialismo”: “Vogliamo un Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”.

Lorenzo Berti

Riferimenti:


“Peron e il giustizialismo tra destra e sinistra” – Luis Vanella Ferrero Regis

Intervista a Peron di Jean Thiriart su “La Nation Européenne”

 

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