siriaRoma, 28 apr – C’è stato un momento in cui la Siria era sulla bocca di tutti i giornalisti occidentali. Oggi gli obbiettivi dei media puntano altrove. Quelli dei terroristi ancora no. E di attacchi terroristici, Damasco ne sta seguendo più di uno, anche da parte di chi in teoria dovrebbe avere l’Isis nella lista principale dei nemici giurati. È il caso di Israele, che tuttavia sembra avere altre priorità.

È di questi giorni, per esempio, la notizia dell’attacco israeliano verso obiettivi siriani e di Hezbollah al confine tra Siria e Libano. Secondo al Jazeera, l’attacco avrebbe coinvolto due brigate dell’esercito siriano con armi strategici e missili a lunga gittata.

Nei due raid aerei israeliani è stato inoltre colpito un “deposito di armi” dell’esercito siriano nei pressi del confine con il Libano, riferisce la televisione Al Hadath, affiliata ad Al Arabiya. Gli attacchi sono avvenuti nella regione del Qalamun, a Nord-Ovest di Damasco. Da quando è cominciata la guerra civile in Siria, nel 2011, gli israeliani hanno più volte compiuto attacchi su depositi di missili o mezzi che li trasportavano verso le basi in Libano delle milizie sciite Hezbollah, alleate di Damasco e di Teheran che combattono in Siria al fianco delle forze lealiste.

Tutto questo mentre gli islamisti (quelli che una volta i media chiamavano pudicamente i “ribelli siriani”) hanno conquistato la cittadina di Jisr al Shakhour, nel nord ovest della Siria. Un’operazione coordinata da un comando a guida qaedista. Sì, quelli di al Nusra, quelli a cui abbiamo dato i soldi noi per farci ridare le nostre “cooperanti”.

Per i terroristi si tratta di un successo fondamentale anche in chiave simbolica, dato che dall’altra parte è schierata “la tigre”, ovvero il colonnello Suheil al Hassan, molto vicino al presidente Assad. Un uomo che è solito recitare poesie sul campo di battaglia e capace di rinunciare a promozioni per poter restare in prima linea.

In Siria, insomma, si continua a combattere, anche se si tratta di una guerra che non fa più notizia da quando si è scoperto che i media hanno sempre sostenuto i cattivi. Accanto alla guerra guerreggiata, quindi, c’è una guerra mediatica. Una guerra in cui, a differenza dell’altra, ognuno di noi può fare qualcosa. Il Primato Nazionale ha infatti deciso di raccontare il fronte caldo della guerra al terrorismo.

Il nostro quotidiano vi mostrerà come si vive nelle città assediate, la paura, il coraggio, la speranza e la voglia di lottare di un popolo al crocevia con la storia. Incontreremo i soldati e racconteremo le storie di chi i mostri non li vede su internet ma dalla postazione di una trincea. Ci affacceremo sull’orrore e parleremo con chi lo combatte.

Ma per fare tutto ciò, per contribuire alla verità storica e alla controinformazione, per battere i terroristi almeno dal punto di vista della comunicazione, è necessario anche il tuo aiutoIl Primato Nazionale lancia quindi una campagna di raccolta fondi per coprire le spese necessarie. Tutti i fondi raccolti tramite la sottoscrizione verranno impiegati per supportare il nostro inviato in Siria e per la gestione editoriale del “Reportage Siria” su ilprimatonazionale.it.

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