tony-abbottCanberra, 31 mar – Non fa marcia indietro Tony Abbott, primo ministro australiano, nell’ implementare la sua politica di contrasto all’immigrazione clandestina. E’ infatti recente la decisione di utilizzare i droni per pattugliare le acque territoriali australiane ed impedire così gli sbarchi dei “boat people”, che sempre più numerosi negli ultimi anni sono arrivati sulle coste dell’Australia.

Abbott è stato eletto lo scorso anno proprio in grazie alla sua campagna elettorale incentrata sulla linea dura circa il problema immigrazione, e fin dall’autunno scorso la Marina militare australiana ha registrato un incremento di attività consistente in operazioni di pattugliamento. Che in almeno due casi, sembra, hanno portato a respingere barconi di clandestini, come non ha esitato a denunciare Jakarta.

Il 13 e il 19 dicembre scorso infatti sono approdati a Rote Island, estrema propaggine meridionale dell’Indonesia, due bastimenti stipati di profughi provenienti dall’Africa subsahariana e del Medio Oriente, respinti dalla Marina australiana, che di fatto ha impedito agli stessi di proseguire il viaggio, obbligandoli a tornare da dove erano partiti.

La sinistra australiana si è levata indignata di fronte a queste operazioni della Marina ,e gli esperti di diritto internazionale dibattono sulla liceità o meno della prassi che sembra si stia affermando, di respingere i boat people.

C’è da dire che l’art. 110 della Convenzione di Montego Bay sulla navigazione internazionale sancisce il diritto di visita a bordo di altre navi se vi sono fondati motivi di ritenere la nave in oggetto collegata al traffico di clandestini. E l’art. 8 par. 7 del Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria enuncia: “Uno Stato parte che ha ragionevoli motivi per sospettare che una nave è coinvolta nel traffico di migranti via mare e che questa è senza nazionalità, o può essere assimilata ad una nave senza nazionalità, può fermare e ispezionare la nave. Se il sospetto è confermato da prove, detto Stato prende misure opportune, conformemente al relativo diritto interno ed internazionale.” Se le misure dello Stato in oggetto (qui l’Australia) prevedono che non si possa entrare irregolarmente entro i propri confini, les jeux sont faits.

Abbott non fa nemmeno mistero della intenzione di introdurre periodi di quarantena su alcune remote isole del Pacifico australiano prima di concedere l’ingresso nel Paese agli immigrati su cui occorra fare accertamenti, peraltro ricalcando il modello di Ellis Island, passaggio obbligato per tutti gli immigrati (e per i molti respinti, punto da cui si tornava a casa) che sbarcavano nei democraticissimi USA.

Questi episodi certo non saranno graditi all’Indonesia, con cui da sempre Canberra intrattiene relazioni piuttosto fredde, specie dopo che Jakarta ha scoperto che i servizi segreti australiani avevano intercettato il presidente Susilo Bambang Yudhoyono e sua moglie. La cosa aveva portato alla ritorsione: l’Indonesia aveva infatti affermato che non avrebbe più contrastato i trafficanti di uomini e i loro barconi in partenza dalle coste dell’Indonesia. Che sono il trampolino di lancio perfetto per chi intende entrare illegalmente in Australia.

Al di là del giudizio perlomeno critico che si può dare alla decisione di Jakarta di rifarsi sulla pelle di disperati, lasciandoli partire in condizioni assai precarie verso l’ignoto, c’è da dubitare comunque dell’effettività della passata sorveglianza indonesiana, dati i numeri sempre crescenti di immigrati clandestini che sbarcano in Australia (più di un quarto dei 22 milioni di abitanti sono nati oltremare, secondo dati del 2011).

Per adesso quindi l’Australia non rinuncia, ma anzi ribadisce con forza, la sua volontà di non volere (né, del resto, essere costretta) che chiunque possa entrare nel suo territorio, contribuendo così a difendere uno dei pochi sistemi socioeconomici che pare essersi almeno parzialmente salvato dalla crisi, e che potrebbe essere messo a repentaglio da troppo ingenti flussi migratori.

Valentino Tocci

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