eutanasiaBruxelles, 29 nov – Primo via libera del Senato belga al testo di legge che estende la possibilità di applicazione dell’eutanasia anche ai minori malati in fase terminale. Nel testo approvato dalla commissione Affari sociali e Giustizia della camera alta, la pratica della “dolce morte” può essere considerata applicabile solo se richiesta dal minore stesso e solo dopo il parere positivo da parte di uno psicologo che certifichi la “capacità di discernimento” del minorenne richiedente.

C’è un consenso bipartisan, una maggioranza solida ha sostenuto la norma modellata dalla relatrice

Elke Seurs, esponente del partito indipendentista fiammingo N-Va. Contro il Vlaams Belang, oltre ai cristiano-democratici valloni e fiamminghi. Di contro, i sondaggi danno l’opinione pubblica largamente favorevole. In Belgio l’eutanasia per gli adulti è legale dal 2002, e l’esempio seguito è quello dell’Olanda, dove l’eutanasia per i minori è già possibile, anche se è necessario avere 12 anni.

 

Alla notizia in Italia è scattata immediata la protesta e il no del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), per bocca del vicepresidente Lorenzo D’Avack :  “La proposta belga è inaccettabile, è molto difficile valutare l’effettiva volontà del minore in relazione agli inevitabili condizionamenti esterni cui sarebbe sottoposto”. Stesso parere dal presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco: ”L’eutanasia, in assoluto è vietata dal nostro Codice penale ed anche dal Codice deontologico medico, oggi sono disponibili efficaci terapie anti-dolore che permettono di alleviare anche le situazioni di sofferenza maggiori”. Parere contrario giunge pure dal Consiglio nazionale degli psicologi ed un giudizio di condanna arriva dal cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito Pontificia Accademia per la Vita: “E’ un salto sotto il livello di civiltà”.

Di tono diametralmente opposto il parere dei radicali: ”Con questo voto – rileva Marco Cappato – il Senato belga si assumerà la responsabilità di non lasciare senza risposta quei minorenni che, insieme ai genitori e medici, sono sottoposti nella fase terminale di malattia a una tortura implacabile e definitiva”.

Da noi è ancora vivo il ricordo delle vicende Welby e Englaro, due casi che hanno diviso e continuano a dividere l’opinione pubblica e le istituzioni. In attesa che la politica decida, parlano, intanto, i casi concreti: sono 35, afferma l’associazione Exit Italia, gli italiani che negli ultimi 4 anni hanno ottenuto il suicidio assistito in Svizzera.

Gaetano Saraniti

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