Blocco navale dei porti libiciRoma, 9 mar – Il blocco navale dei porti libici da parte dell’Italia, per fermare il gravoso ed ingestibile flusso migratorio verso il nostro Paese, non è un tabù come molti in Italia vorrebbero farci credere. A rivelarlo è nientemeno che l’inviato dell’Onu in Libia, Bernardino Leon, in un’intervista al Corriere della Sera. “In questo momento è l’unica cosa che si possa fare concretamente: ce n’è bisogno”, ha commentato Leon dimostrando di fatto che tale misura non è poi cosi inimmaginabile.

Il Palazzo di vetro sembra aver ben chiara l’annosa situazione italiana affermando che hanno piena “consapevolezza che l’Italia si trovi a fronteggiare un compito molto pesante” aggiungendo che in caso l’Italia decidesse di muoversi in tal senso non dovrebbe esserci alcun problema ad“ottenere il sostegno da parte del Consiglio di sicurezza.”

Ma come, in Italia non si fa altro che ribadire che non si può, che dobbiamo avere il permesso delle Nazioni unite ed ora i loro stessi inviati ci smentiscono? Sembrerebbe di si. Nel nostro paese infatti, tanto per cambiare, gli interessi nazionali lasciano il passo ai personalismi, alle ideologie facendo perdere di valore ogni dibattito che scade nel più sterile piano demagogico.

Bernardino1Chi chiede il completo blocco dei flussi migratori incontrollati, viene demonizzato e ghettizzato da governo e movimenti di sinistra sbandierando nientemeno il vetusto (ma dannosissimo) spauracchio del razzismo. Nel mezzo le forze di centro-destra, promotrici di Mare Nostrum, che confuse sul da farsi tergiversano mentre dal mare arriva di tutto.

Ma la situazione è seria e meriterebbe azioni di ben altro spessore. La Libia è divisa in una miriade di fazioni ed in questo scacchiere così intricato ogni intervento sul posto sarebbe insostenibile. “E’ poco realistico pensare a un qualsiasi tipo di intervento militare esterno” ha infatti affermato Leon.

A questo punto, sfatato il mito dell’improponibilità, i detrattori del blocco potrebbero addurre motivi “tecnici”, facendo tuttavia l’ennesimo buco nell’acqua. La Marina Militare i mezzi e le competenze le ha eccome e lo ha più volte dimostrato.

Se nel passato siamo stati in grado di operare a poca distanza dalle coste libiche, soccorrere barconi in difficoltà, imbarcare tutti i passeggeri e accompagnarli comodamente a casa nostra, perchè non dovremmo essere in grado di fare altrettanto ma rispedire al mittente le persone? Senza contare che, in questo modo, si potrebbe anche colpire gli scafisti privandoli dell’imbarcazione, anche con interventi armati, e riconsegnandoli alle autorità locali. Non dobbiamo infatti dimenticare che, come evidenziato anche da Analisi Difesa, questi sono sempre più collusi con gli jihadisti dell’Isis. Inoltre, la certezza di un rientro nelle coste nord africane, farà si che un numero sempre minore di persone tenti la sortita.

Appaiono dunque evidenti i vantaggi di manovre di questo tipo. I cittadini italiani lo hanno capito da tempo, l’ONU anche, ora non ci resta che si svegli la sonnolenta politica italiana.

Cesare Dragandana

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