Business assassino: console francese in Turchia vendeva i gommoni ai clandestini

Francoise_Olcay

Françoise Olcay, ormai ex console onorario della Francia a Bodrum, insieme al segretario economico dell’Ambasciata francese in Turchia, Sylvain Berger

Bodrum, Turchia, 14 set – Françoise Olcay era console onorario della Francia a Bodrum, sulla costa sud-occidentale della Turchia, divisa da uno stretto braccio di mare dall’isola greca di Kos, tristemente nota per gli sbarchi in massa di profughi siriani e clandestini di tutte le etnie su gommoni in balia delle onde.

La stessa Olcay possiede, nella stessa sede del consolato onorario – indicata da insegne recanti la bandiera francese e il motto “Liberté-Egalité-Fraternité” – un negozio di materiale nautico. Fin qui niente di illegale, dato che la carica di console onorario, volontaria e non retribuita, è compatibile con le attività commerciali.

Se non che nell’esercizio dell’intraprendente signora si trovavano numerosi gommoni identici a quelli rinvenuti sulla spiaggia della cittadina turca e dell’isola di Kos, utilizzati per i viaggi degli emigranti verso l’Europa. Proprio su una spiaggia prossima Bodrum, inoltre, fu rinvenuto anche il corpo del piccolo Aylan, che tanto ha commosso l’opinione pubblica mondiale nonostante le ultime rivelazioni sulle presunte responsabilità dirette del padre della vittima.

Ripresa di nascosto da una troupe della tv France 2 e sorpresa a vendere gommoni e salvagenti agli emigranti, alla domanda del reporter Franck Genauzeau, se lei fosse “consapevole che questa gente che va a morire con questi oggetti che lei vende”, la Olcay rispondeva soltanto “Assolutamente”, mentre all’osservazione “Lei è console onorario di Francia e sta alimentando il traffico [di esseri umani]”, la replica si riduceva a una incredibile chiamata in correità: “Si, ma anche il sindaco alimenta il traffico, la capitaneria di porto alimenta il traffico, il viceprefetto alimenta il traffico”, nel senso che “lasciano fare, lasciano passare [gli emigranti]”.

Un allargamento della responsabilità che non le ha comunque consentito di passarla liscia, dal momento che il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, in attesa di un’indagine e non senza imbarazzo, ha sospeso la donna dalla carica.

Se del fiorente business dell’accoglienza indiscriminata erano finora venute alla luce le parti svolte nei paesi di destinazione, legati ai centri di accoglienza e con l’attiva e lucrosa partecipazione di grandi compagnie finanziarie, e dai trafficanti lungo le vie marittime e terrestri, emergono ora anche lo scandaloso commercio di mezzi di trasporto e relativi accessori esercitato da insospettabili rappresentanti dei paesi di destinazione, insieme alla più prevedibile connivenza delle autorità locali.


Francesco Meneguzzo

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