Schermata 2015-09-28 alle 09.02.58Barcellona, 28 set – Le elezioni regionali in Catalogna sono finite con una maggioranza di seggi ai partiti separatisti, peraltro già anticipata da quasi tutti i sondaggi.

Il fronte indipendentista sarebbe composto da uno strano amalgama, avendo come nesso comune solo il moto dell’indipendenza: i 62 seggi della lista più votata di Junts pel Sí ovvero “Insieme per il Sì” (coalizione composta dalla destra liberale di Artur Mas, la sinistra di Oriol Junqueras e altre associazioni civili di diverse tendenze) si sommano ai 10 della CUP (Candidatura d’Unità Popolare), movimento di sinistra radicale che appoggia il progetto separatista, sebbene rifiuti dare il suo sostegno ad Artur Mas. Totale: 72 rappresentati su un Parlamento di 135.

I partiti contrari alla rottura sono rimasti molto indietro. 25 seggi per Ciutadans (Cittadini), che si erige come la principale forza in quest’area e il secondo gruppo in Parlamento, con un risultato che contrasta con i 16 seggi del Partito Socialista e gli 11 rappresentati del Partito Popolare, attualmente nel governo centrale. Tutto sommato sono 52 i candidati non separatisti eletti, anche se non è detto che farano fronte comune.

Per quanto riguarda Podemos, in coalizione con il nome Catalunya sí que es pot (Catalogna, sì che si può), questa volta aveva scommesso semplicemente per il ‘diritto a scegliere’, senza posizionarsi chiaramente sull’indipendenza, pur senza rifiutarla. Il suo capo nazionale, Pablo Iglesias, ha già riconosciuto il fallimento dei suoi 11 seggi.

Tuttavia, se si parla in termini di voti, il risultato non è lo stesso. La legge elettorale spagnola adultera il valore dei voti secondo la circoscrizione. Quindi la chiara maggioranza indipendentista in Parlamento svanisce nella realtà, dove in realtà i separatisti hanno preso meno del 48% dei voti effettivi.

Uno scenario paradossale per una data elettorale pubblicizzata come un plebiscito dalle forze autonomiste: se i separatisti contano i voti in modo reale, sparisce la loro maggioranza; se, invece, guardano i seggi come nelle tradizionali elezioni, la vittoria è loro. Come sottofondo, si aggiunge inoltre il calo dei partiti indipendentisti rispetto alle precedenti votazioni, dove i componenti di Junts pels Sì avevano 9 eletti in più.

Avendo come orizzonte una Catalogna fuori dalla Spagna, il problema di legittimità è si fa sentire, poiché è chiaro che non è la maggioranza dei catalani a supportare questo progetto, anche se Artur Mas ha dichiarato in ripetute occasioni che per lui sarà sufficiente la maggioranza in Parlamento per andare avanti.

L’unico dato rilevante è la storica affluenza, più del 77%, indicativa dell’importanza di questa giornata elettorale. Per il resto, i prossimi giorni saranno cruciali per capire come si svilupperanno le relazioni tra i gruppi e quanto siano spregiudicati gli indipendentisti che, avendo vinto le elezioni, hanno però perso il plebiscito.

Laura Portolés

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