Teheran, 7 ott – È stato il “grande cattivo” per tutta la stampa occidentale, gli Usa sono stati tentati di dichiarargli guerra, ha accusato più volte pubblicamente Israele e ha potenziato il programma nucleare militare del suo paese ma dal 3 agosto, quando presidente dell’Iran è diventato Rohani, il nome Mahmoud Ahmadinejad è sparito dai quotidiani dell’Occidente. Oggi Ahmadinejad è tornato a fare il professore, la professione che esercitava già prima di essere eletto presidente. Va a lavoro in autobus e pare sia molto contento di essere tornato alla vecchia vita. Dopo aver conseguito il dottorato in pianificazione dei trasporti presso la facoltà di ingegneria civile all’Università Iraniana della Scienza e della Tecnologia, è diventato docente all’università di Teheran.

Nato nel 1956, figlio di un fruttivendolo, nel 2003 viene eletto sindaco di Teheran. Nel 2005 diviene presidente dell’Iran. Nel 2009, dopo essere stato confermato alla guida del paese, prende subito due provvedimenti: impone che negli uffici pubblici sia esposta la sola foto dell’ayatollah Khomeini e non la sua di presidente, e istituisce, con i fondi derivati dal petrolio, un fondo di 1,3 miliardi di dollari per aiutare i giovani a trovare lavoro e metter su famiglia. In seguito alla posizioni sempre più anti-americane assunte, l’Iran diviene vittima di un forte embargo e di una serie di sanzioni da parte dell’Onu che mettono in ginocchio il paese.
Lo scorso agosto l’Iran decide di cambiare guida ed elegge presidente il moderato Rohani. Ahmadinejad, considerato da molti un dittatore saldamente attaccato al potere, viene sconfitto in democratiche elezioni e torna a fare il suo mestiere. Ma oggi qualcuno, viste le contestazioni per gli atteggiamenti morbidi del neo presidente verso gli Usa, lo rimpiange.

Michael Mocci

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