chicagoChicago, 8 lug – La città natia della famiglia Obama è stata ribattezzata “Ch-iraq”. Il motivo è presto detto: solo nello scorso fine settimana nella città più violenta d’America, la terza per numero di abitanti, sono rimaste uccise 14 persone, tra queste due adolescenti di 14 e 16 anni, e altre 82 sono rimaste ferite.

Decine di sparatorie hanno provocato una vera e propria strage evocando i celebri tempi malavitosi di Al Capone. Forse il weekend più sanguinoso della storia dell’Illinois che solo nel 2013 vanta comunque nella sola Chicago 413 omicidi, 500 nel 2012. Numeri impressionanti che ricordano appunto città di paesi in guerra. Ma gli ultimi tre giorni di fuoco hanno palesato soprattutto l’impotenza delle forze di polizia locali, alle prese con un’area urbana controllata quasi interamente dal crimine organizzato. Un sistema politico-sociale, quello statunitense, che evidentemente lascia molto a desiderare nonostante i provvedimenti securitari di Obama e le recenti statistiche che volevano il numero delle sparatorie e degli omicidi in diminuzione.

Il sindaco Rahm Emanuel, ex braccio destro di Barack Obama, si è limitato ad un lapidario “no comment”, vedendo fallire così il piano Summer Safety che prevedendo l’impiego di 300 agenti extra avrebbe dovuto garantire maggiore sicurezza nelle strade cittadine, in particolare durante le festività del 4 luglio.

A nulla sono valse le nuove normative introdotte nello stato dell’Illinois per limitare il possesso di armi da fuoco, anche perché basta oltrepassare il confine e recarsi in Indiana per acquistare facilmente una pistola.

Certo, se poi qualcuno si permette come accaduto nei giorni scorsi di utilizzare un fucile d’assalto e lasciare in fin di vita un bambino di tre anni davanti ad un locale che trasmette una partita di baseball, la questione si fa ancora più complicata. “Non posso accettare che a Chicago si giri con un’arma militare”, ha dichiarato il soprintendente di polizia Garry MacCarthy annunciando al Chicago Tribune l’impiego di forze speciali per sgominare la banda che ha provocato l’ultima strage nelle strade di “Ch-iraq”.

Eugenio Palazzini

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