jobbikLondra, 28 gen – Si è svolto domenica 26, sotto la pioggia e di fronte a circa 250 persone, il comizio di Gabor Vona, il leader dello Jobbik, presso lo Speakers Corner di Hyde Park. La visita di Vona, organizzata lo scopo di presentare il programma elettorale del suo partito agli ungheresi residenti in Inghilterra, ha dato importanti indicazioni sulla precaria condizione del sistema politico liberale. Mentre gli antifascisti creavano disordini e politici di tutte le fazioni protestavano, Vona faceva delle considerazioni sull’immigrazione e l’Europa. Pochissimi media però si sono soffermati su queste ultime.

L’antefatto. La visita del leader dello Jobbik era stata preceduta da almeno sette giorni di polemiche infuocate: antifascisti e membri delle istituzioni hanno sollevato un polverone per cercare di impedire che allo Jobbik fosse data la possibilità di parlare. Andrew Dismore, membro della London Assembly, ha scritto una lettera a Theresa May, il ministro degli Interni britannico, per chiederle di impedire il comizio di Vona perché, a suo dire, lo Jobbik sarebbe un movimento nazista e starebbe tentando, insieme ad Alba Dorata e al British National Party, un’alleanza europea. Gabor Vona, che non si aspettava di veder messo in discussione il proprio diritto di parola, soprattutto nella liberalissima Inghilterra, dapprima ha ignorato le polemiche, poi ha commentato tra l’ironico e l’incredulo: “Deve essere un Paese molto fortunato l’Inghilterra: parlano da una settimana del nostro comizio, evidentemente non hanno problemi più grandi”. Alla fine Vona, docente di storia, ha dovuto inviare una missiva a Theresa May in cui spiegava che desiderava solo parlare con gli ungheresi di Londra e che le accuse che venivano fatte al suo movimento erano solo mistificazioni e avrebbero sollevato inutili polemiche. Così infatti è stato.

L’antifascismo: tutto il mondo è paese. Arrivato in Inghilterra, Vona evidentemente non credeva ai suoi occhi. Abituato al dibattito civile ungherese, si è visto bloccato alla metropolitana di Londra da un centinaio di antifascisti con le idee confuse. Al The Guardian hanno dichiarato: “Lo Jobbik guadagna legittimità perché gli viene dato il diritto di parola”, o ancora: “Protestiamo contro ogni forma di discriminazione e di razzismo”. Non si sono accorti che a discriminare erano loro. Qualcun altro dal megafono urlava: “Ricordatevi di 6 milioni di ebrei morti!”. Come spiegato dal Primato Nazionale,”Jobbik non ha mai negato l’Olocausto, e confuta con insistenza come assurda l’accusa di essere un partito antisemita”. Ad ogni modo, la polizia, per ragioni di sicurezza, decide di spostare il comizio ad Hyde Park. Vona inizia a parlare alle 15:00, il suo comizio dura una ventina di minuti. Termina di parlare, canta l’inno nazionale con il pubblico e torna in Ungheria.

Il comizio, temi e proposte. Vona si è subito scagliato contro la legge ungherese che impedisce agli ungheresi residenti all’estero di poter votare. “I partiti di maggioranza sanno che votereste tutti per lo Jobbik” – sentenzia il leader del partito. Dal pubblico si solleva uno striscione che recita: “Chiedere una casa e un lavoro non è razzismo”. Inoltre Vona ha detto di voler formulare un piano per permettere a tutti gli ungheresi residenti all’estero che lo desiderino di far ritorno in patria. “Abbiamo tanti emigrati in giro per il mondo perché l’Ungheria è un Paese pieno di risorse nascoste che non si sono mai sfruttate. Dobbiamo utilizzarle per impedire che i nostri compatrioti lavorino all’estero come degli schiavi con degli stipendi da fame. Per chi invece non vorrà far ritorno in patria, faremo in modo di creare un circuito economico che coinvolga gli ungheresi di tutto il mondo”. Temi sicuramente sentiti dagli europei ma sui quali i media sono troppo reticenti.

Giovanni Cairo

 

 

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

cinque × due =