Pegada-KundgebungErfurt 27 gen – Non solo Pegida tiene botta, dopo le discusse dimissioni del portavoce Lutz Bachmann, riuscendo domenica scorsa a portare in piazza a Dresda tra le 18 e le 25.000 persone, ma ad Erfurt sfila per la prima volta anche Pegada. Il nuovo movimento non è una costola di Pegida, sebbene il nome riecheggi esplicitamente l’associazione fondata da Bachmann. Anzi, per certi versi parte da una piccola critica mossa a Pegida. Nello specifico, Pegada sostiene che il pericolo per l’Occidente non sia rappresentato dall’islamizzazione, bensì dall’americanizzazione: di qui il nome Pegada, ovvero “Patrioti europei contro l’americanizzazione dell’Occidente”.

Alla prima manifestazione nella capitale della Turingia, il movimento ha fatto sfilare circa 1000 persone. Cifra apparentemente risibile, eppure in Germania fa sempre notizia, visto che il concetto di “democrazia”, declinato nel tedesco post-1945, vuol dire esattamente “non fare politica attivamente”. Di conseguenza, per essere al debutto, 1000 persone rappresentano un numero ragguardevole. Intonando il coro “Ami go home”, i manifestanti hanno dunque formato un corteo che è poi giunto alla stazione centrale di Erfurt, dove ad attenderli c’erano circa 600 antifascisti, i quali hanno accolto Pegada con bordate di fischi e il grido “Nazis raus”. Anche “libertà di espressione”, nella Germania post-bellica, indica più propriamente lo “zittire ad ogni costo gli avversari”. Insomma, nemmeno Pegada è Charlie.

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Gli antifascisti rispondono: “I patrioti sono idioti ovunque”.

Eppure non è finita qui. Pegada si è distinta per il motto “Noi siamo il popolo” (lo stesso di Pegida), mentre il nome della contromanifestazione era “I patrioti sono idioti ovunque”. Di più: mentre Pegada ha fatto sventolare bandiere di numerosi paesi (tra cui quella palestinese!), esattamente per indicare la fratellanza dei popoli uniti contro l’americanizzazione, i dirimpettai antifascisti hanno impugnato la bandiera della Ue e, paradossalmente, proprio quella degli Stati Uniti. L’antifascismo 2.0 si conferma dunque sempre più come la malattia terminale dell’Europa, visto che, per andar contro i presunti “nazisti” e il “fascismo universale”, finisce per sostenere gli eurocrati di Bruxelles e la patria del capitalismo selvaggio.

Ma, al di là dei cortocircuiti degli antagonisti, che cosa vuole Pegada? Scorrendo il suo sito internet, è possibile scaricare il suo programma di rivendicazioni, riassunto in 16 punti: uscita della Germania dalla Nato nonché critica feroce alle guerre americane, cessazione dello spionaggio di cittadini europei ad opera degli Stati Uniti, dimissioni del governo-fantoccio Merkel, sovranità nazionale ed energetica, giustizia sociale, libertà di stampa contro le menzogne dei media mainstream, cessazione dello sfruttamento dei paesi del Terzo mondo, rientro in patria della riserve auree divise tra Usa e Regno Unito. Nel documento, tuttavia, si parla anche di temi ecologici, come la critica al fracking e agli ogm. Inoltre, proprio come Pegida, si richiede l’immediata revoca delle sanzioni alla “sorella” Russia, bollando invece il governo ucraino come “fascista”.

Resta ancora da capire se Pegada riuscirà ad estendersi a macchia d’olio come successo ai “cugini” di Pegida, che domenica hanno addirittura ricevuto la visita informale del segretario della Spd nonché vice-cancelliere Sigmar Gabriel. Ma una cosa è certa: nella Germania che comincia ad accusare la crisi, le cose si stanno muovendo.

Valerio Benedetti

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