Dalla Bundesliga alla jihad: l’altra faccia dell’integrazione

Burak KaranBerlino, 20 nov – Ormai è noto che l’Europa ha fornito un considerevole numero di miliziani jihadisti nella rivolta contro il presidente siriano Bashar al Assad. Secondo un rapporto dello scorso aprile del Centro britannico internazionale per gli studi sulla radicalizzazione (Icsr) sono circa 600 gli europei  partiti perseguendo il richiamo della Jihad in Siria,  più di 200 solo dalla Germania secondo quanto rivelato da Der Spiegel.

Questa volta però fra le sue vittime si annovera un nome conosciuto, Burak Karan una giovane promessa del calcio tedesco, conosciuto anche da tanti divi del calcio e della Bundesliga come Kevin-Prince Boateng a Sami Khedira. Nato da genitori immigrati a Wuppertal, Burak era un ragazzo che, almeno in apparenza, era perfettamente integrato nella società tedesca. Era anche riuscito a coronare il sogno di molti suoi coetanei e farsi notare dalle squadre della Bundesliga per il suo talento. Nel 2008 però qualcosa cambia, dopo una partita tra le squadre giovanili dello Alemannia Aachen e della SV Bergisch Gladbach, Burak abbandona definitivamenteil mondo del calcio per trasferirsi con la famiglia, moglie e due figli,  nelle zone di frontiera turche per aiutare, almeno secondo a quanto disse a tutti, le ong umanitarie che aiutavano i profughi siriani. Lo scorso ottobre però, il giovane calciatore dalla faccia pulita  ed i capelli corti ha trovato la morte durante un raid dei Mig siriani  in una cittadina vicino Azaz mentre impugnava un AK 47, come ritratto nell’ultima foto circolata su youtube.

Immediato il cordoglio degli amici quando la notizia è stata diffuso. Boateng ha scritto in un tweet “R.I.P. fratello mio Burak K.!! Non dimenticherò mai il tempo trascorso insieme, tu eri un vero amico!!”. Increduli anche i familiari, in un’intervista il fratello Mustafà ha dichiarato che “carriera e  denaro non gli importavano. Invece cercava sempre video in Internet dalle zone di guerra. Era disperato, pieno di compassione per le vittime. Così ha iniziato a cercare modi di aiutare i suoi fratelli nella fede” ma lo spettro del suo cambiamento non è sfuggito a tutti, come fa trapelare la sorella Zuhal quando afferma “Burak parlava solo di jihad e altre cose di guerra”.

La Germania si trova cosi di fronte ad un doppio sentimento, mentre da un lato amici e conoscenti difendono il giovane da un altro è costretta a riflettere su come un giovane, all’apparenza perfettamente integrato nella società, sia finito nelle mani  del salafita Emrah fino ad esser indotto alla Jihad . Fu con lui ed il fratello Buenyamin, ucciso poi un drone statunitense, che Burak  partì per l’afghaninsta nel 2010 , ma mentre Emrah è imputato a Francoforte per complotto terrorista, l’ormai ex talento del calcio  riuscendo a sfuggire alla magistratura tedesca è andato a trovare la morte in Siria con il nome di Abu Abdullah al-Turki.

 


Cesare Dragandana

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