Kristian Thulesen Dahl DanimarcaCopenaghen, 19 giu – Socialdemocrazia e paesi nordici. Un connubio che, fino a pochi anni fa, era di ferro. La sinistra post-socialista la faceva da padrone, dalla Danimarca alla Norvegia passando per la Svezia. Così fu pure nel regno danese, dove dal 1990 al 2001 il Partito Socialdemocratico la fece da padrone senza alcun concorrente che potesse, anche solo all’apparenza, impensierirne il dominio politico.

Nel 2001 la svolta, con i liberali che per la prima volta divennero partito di maggioranza relativa e si formò un governo di coalizione di centro-destra. Con alterne fortune, lo scranno dell’esecutivo rimase nelle loro mani fino al 2011, quando i socialdemocratici riuscirono a ritornare in sella.

Ieri il nuovo capovolgimento di fronte. Non solo fra i due schieramenti di maggioranza, ma anche all’interno degli stessi. Rileva principalmente il fatto che sì, i liberali di Lars Lokke Rasmussen (solo omonimo dell’ex premier ed ex segretario della Nato) dovranno formare l’esecutivo, ma per farlo avranno bisogno dell’appoggio del Partito del Popolo, formazione di destra che forte del suo 21% -quasi raddoppiati i consensi rispetto alla tornata precedente, vedendo così superati gli stessi liberali– farà sentire la propria voce. La formazione nasce sull’onda dell’emergenza immigrazione e della crisi economica, ponendosi quindi come vicina alle posizioni della generica “anti-politica”, per cui non è detto che partecipi al governo ma, come già nel 2001, potrebbe non far mancare un appoggio esterno facendo comunque valere i suoi numeri. “Non abbiamo paura di far parte del governo se ciò ci consentirà di esercitare grande influenza politica”, ha dichiarato il loro leader, Kristian Thulesen Dahl.

Con la sconfitta a Copenaghen cade così un altro baluardo della socialdemocrazia scandinava. Prima fu la Finlandia, dove il partito alla guida del paese dal 1966 fu sconfitto ed ora è addirittura quarta forza politica. Poi la Svezia nel 2010 (ma nel 2014 i socialdemocratici son tornati al governo), in seguito la Norvegia -dove attualmente ad Oslo siedono i conservatori di Emma Solberg- e adesso la Danimarca. Negli ultimi anni, inoltre, nonostante i numerosi tentativi di isolarne le componenti, i partiti di impronta nazionala hanno registrato una crescita tale da garantirgli ormai stabilmente una rappresentanza politica.

Giorgio Nigra

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Commenti

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1 commento

  1. Articolo fasullo. Scusate , ma i socialdemocratici hanno perso di un soffio, la venstre (destra) di Lard Løkke Rasmussen ha perso tanti consensi, ma la coalizione guidata da lui ha vinto grazie al partito popolare danese. Come partito con piu votanti rimane socialdemokraterne. Crisi economica ? Sconfitta , la Danimarca ne e’ fuori.
    Motivo che la sinistra (rødblok) ha perso le elezione potete trovare tutte le notizie su: Politiken.dk, Jylland-Posten … grazie

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