som“L’Italia ricostruisca la Somalia come fece in passato”. È l’accorato appello di Hassan Sheick Mohamud, Presidente della Repubblica somala dal settembre 2012, appello che parte dalla consapevolezza del legame che da più di 100 anni lega Italia e Somalia. “Storicamente l’Italia è la nazione europea che ha colonizzato la Somalia a cavallo fra XVIII e XIX secolo, è questo il motivo dei forti legami fra italiani e somali. Esiste una grande fiducia fra i due popoli. Ricorderete che nella II Guerra Mondiale l’Italia è stata una delle nazioni perdenti e all’epoca la Somalia era occupata dagli inglesi. Nonostante tutto questo, quando l’ONU chiese ai somali chi dovesse prepararli per l’indipendenza, noi abbiamo scelto l’Italia”.

Parole che demoliscono 70 anni di propaganda ufficiale che ancora parla di eccidi, sfruttamento ed espropri da parte dei fascisti in Africa, propaganda spazzata via da chi ricorda come gli “sfruttati e trucidati” somali chiesero in prima persona di rimanere sotto l’autorità degli “sfruttatori e trucidatori” italiani anziché dei “liberatori” inglesi. Chissà, forse per ignoranza: invece di leggere i libri di storia ufficiali avevano solo visto coi propri occhi la differenza tra chi usa una colonia per sfruttarne le risorse per la madre patria e chi invece vedeva la colonia come l’estensione, in piena ottica imperiale, della propria nazione, tanto da spendere le proprie, di risorse, per costruire opere, urbanizzare, legiferare, produrre e incrementare l’economia della colonia. “Ancora oggi in Somalia quasi tutte le leggi e gli atti giudiziari su cui si basa il paese nascono da leggi italiane”.

Ma come mai questo appello ora nel 2012? La Somalia si trova in una fase di totale caos dalla caduta di Siad Barre, nel 1991: da allora le operazioni militari statunitensi hanno contribuito alla destabilizzazione dell’area somala fino al ritiro, insieme alle forze ONU, nel 1994. Da quel momento la Somalia è diventata come tutti gli altri stati africani degli ultimi 20 anni: signori della guerra, fazioni politiche e religiose, stermini tra tribù e bande etniche rivali, fino a un nuovo intervento militare statunitense e inglese nel 2006 che ha messo al potere un “governo federale di transizione” che dovrebbe portare la Somalia a una fase di pacificazione fino alle prime elezioni “democratiche” previste per il 2016. Pacificazione di cui tutti i presidenti hanno constatato l’impossibilità.

L’AMISOM (African Union Mission in Somalia), la missione approvata dall’ONU e promossa dalla Gran Bretagna per “sorvegliare” la Somalia, nelle ultime due conferenze di Londra ha chiesto e ottenuto l’aumento di effettivi militari, logistici ed economici. Guarda caso proprio in questi ultimi due anni c’è stato il susseguirsi delle cosiddette “primavere arabe”, rivoluzioni foraggiate e aiutate militarmente e logisticamente da Francia, USA e soprattutto Inghilterra, per eliminare gli stati sovrani e laici delle zone strategiche del Mediterraneo africano per destabilizzare le aree e i governi sovrani in modo da potersi insediare nel territorio e controllarlo grazie alle missioni internazionali nella più classica azione post-colonialista.

Fa pensare che proprio all’alba delle primavere arabe e proprio a Londra la AMISOM abbia ricevuto l’ok per aumentare gli sforzi in un paese che da più di un secolo è sotto la mira inglese non solo per essere lo snodo fondamentale tra Mediterraneo, Mar Rosso e Oceano Indiano ma che guarda caso dal 1991 (anno della caduta di Barre e inizio del caos) ha lasciato alla britannica Pecten, la Shell africana, la possibilità di fare ricerche sui giacimenti petroliferi. Risultano quindi più chiare le parole del presidente Mohamud, che da una parte rivendica e a ricerca ancora una volta l’alleanza e il rapporto con l’Italia, dall’altra ricorda a tutti come il popolo somalo preferisca l’aiuto italiano piuttosto che “l’aiuto” inglese.

Tanto per rivendicare come il presente dell’Africa, sfruttata e dilaniata sia passato per l’opera di “liberazione” inglese. E come il futuro dell’Africa sia invece passato proprio per le mani italiane durante il fascismo, futuro interrotto ma che ora Mohamud spera forse di riconquistare. Peccato che quell’Italia, di cui Mohamud ha testimonianze nelle leggi, nelle strade, negli edifici e nelle città somale costruite nel ventennio, ora sia molto diversa e che anzi, proprio dal 2011, ha ripreso a servire gli stessi interessi criminali di chi promuove le primavere arabe, il terrorismo su scala globale e la destabilizzazione degli stati sovrani e nazionali.

 

Carlomanno Adinolfi

 

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  1. Sono stato in Africa, spesso. In particolare in Etiopia. Ho incontrato persone anziane che mi hanno chiesto perché c’è ne andammo! Ho visto concrete testimonianze della nostra presenza attiva: ponti, strade, edifici vari, scuole, ecc. Resistono alle ingiurie del tempo nonostante la mancanza assoluta di manutenzione. Dimenticavo, non sono un fascista, anzi. Ma quando le cose e i fatti parlano bisogna sapere ascoltare. Altro che colonizzazione inglese e francese, testimonianze di plurisecolari rapinatori.

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