Joele Leotta
Joele Leotta

Londra, 25 ott – “Tenere alta l’ attenzione della Polizia inglese”, cosi all’Ansa il console italiano a Londra Massimiliano Mazzanti sul caso di Joele Leota il 20enne italiano ucciso a Maidstone, nel sud-est dell’Inghilterra vittima di una vera e propria “spedizione punitiva” di un gruppo di cittadini britannici di origine lituana che lo accusavano di essere venuto a rubare il lavoro.

In particolare quattro di loro accusati di essere i responsabili dell’ omicidio sono comparsi oggi, tramite videolink, difronte allla Medway Magistrates’ Court, sono stati identificati come Aleksandras Zuravliovas, 26 anni, Tomas Gelezinis, 30, Saulius Tamoliunas, 23, tutti residenti a Maidstone, e Linas Zidonis, 21enne senza fissa dimora.

I quattro fanno parte di un gruppo di dieci persone coinvolto nell’assalto che la polizia del Kent ha posto in stato di fermo per accertare le responsabilità individuali e collettive della violenza che ha ucciso Joele e ferito il suo compagno di viaggio Alex.

Le indagini proseguono anche per chiarire il movente di tale aggressione scaturita, sembra, a causa del risentimento che aveva scatenato il fatto che i due ragazzi italiani avessero trovato lavoro presso il ritornate italiano Vesuvius di Maidstone e alloggiassero in affitto in una camera messa a disposizione dallo stesso gestore del ristorante, precedentemente occupata da uno dei lituani aggressori.

La polizia, tuttavia scarta il movente razziale, e si ventila anche l’ipotesi dello scambio di persona che però appare una teoria debole considerando il fatto che l’azione violenta è stata premeditata e pianificata e che le circostanze e il contesto ristretto della cittadina non permetterebbero errori cosi grossolani.

Anche i genitori di Joele, sotto shock, per la notizia ricevuta ieri e già in Inghilterra per il riconoscimento della salma affermano che loro figlio era nel Kent da troppo poco tempo per poter essersi fatto eventuali inimicizie o frequentazioni a rischio, lo descrivono come un ragazzo tranquillo che difficilmente poteva entrare in lite con qualcuno.

ed erano riusciti a farsi assumere come camerieri nel ristorante italiano per una paga di 800 sterline al mese, intanto a Nebion cittadina d’origine dei ragazzi l’indignazione sale e ci si chiede perché dei giovani ragazzi italiani debbano spingersi cosi lontano da casa per trovare quel lavoro che in Italia è diventato sempre più raro trovare e rischiare addirittura la vita per uno spiraglio di futuro.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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