“Ecco tutta la verità sul risveglio francese”

hitler

L’illustrazione evocativa con cui “il manifesto” ha salutato (si fa per dire) i recenti successi del Front national

Roma, 5 apr – Da qualche tempo, gli occhi di tutti i movimenti identitari italiani sono rivolti verso la Francia a causa dei travolgenti successi del Front national. Ma non mancano a tal riguardo fraintendimenti e confusioni. Per capire cosa accade al di là delle Alpi, il Primato nazionale ha fatto due chiacchiere con Xavier Eman, che è giornalista e cronista nel magazine Eléments, caporedattore della rivista Livr’arbitres e collaboratore del sito zentropa.info.

Allora Xavier, qual è la reale portata della vittoria del Front national alle recenti municipali francesi?

Prima di tutto si tratta sicuramente di una vittoria simbolica poiché, alla fin fine, il Fn non conquista che 13 città di piccola e media importanza. Certo, il Fn passa da 60 a 1180 consiglieri municipali, il che costituisce una tappa considerevole nell’insediamento del movimento e nella rafforzamento della sua credibilità. Ma, per il momento, parlare di una « Ondata Blue Marine » mi sembra un po’ eccessivo. Quel che è certo è che questo risultato costituisce una prima breccia nel bipartitismo francese, dove sembrava che nulla potesse far saltare l’eterna alternanza fra Ps e Ump.

Perché il Fn si è presentato in così pochi comuni?

Il Fn non era presente che in un numero limitato di comuni molto semplicemente per mancanza di candidati ! Non sono riusciti a proporre delle liste nel totale delle città francesi da una parte perché hanno sempre trascurato, per non dire disprezzato, l’insediamento nel locale e il lavoro sul territorio, dall’altra perché in Francia è ancora malvisto essere candidati del Fn. Socialmente e anche professionalmente, partecipare a una elezione sotto i colori del Fn può essere molto nefasto. Nella bella democrazia postmoderna francese, umanista e tollerante, si può perdere il proprio impiego, essere insultati, minacciati, persino vedere i propri bambini additati a scuola se ci si rende colpevoli di non allineamento ideologico. Il salto tra far scivolare una scheda con il voto al Fn nell’urna elettorale e impegnarsi ufficialmente e a viso aperto per questo partito resta dunque ancora difficile da fare.

Quali sono oggi i rapporti fra il Front national e la destra istituzionale dell’Ump?

Anche se l’Ump ormai non partcecipa più alla farsa del « Fronte repubblicano » (ovvero il sistema di unità e desistenza reciproca di tutti i i partiti, dall’estrema destra all’Ump, per impedire qualsiasi elezione di un candidato del Front national), esso continua a rifiutare il partito di Marine Le Pen e a presentarlo come un movimento antidemocratico. I dirigenti dell’Ump si compiacciono di fustigare i quadri del Fn ma si mostrano molto più indulgenti verso i suoi elettori, che essi vedono come « pecorelle smarrite e sofferenti » chiamate in futuro a raggiungere l’ovile. Malgrado questa attitudine sprezzante e paternalista, alcuni dirigenti del Fn continuano ad aspirare a un riavvicinamento con l’ala destra dell’Ump e persistono nel sognare una « unione delle destre » contro i « socialcomunisti », strategia che io giudico totalmente suicida, dato che il Fn perderebbe a quel punto ogni legittimità come « partito antisistema » e il suo ruolo di collettore dei francesi al di là dello spartiacque obsoleto e fittizio « destra/sinistra ». D’altronde, significativamente, nelle due città in cui il Fn ha fatto un’alleanza e una lista comune, al secondo turno, con la destra istituzionale, è stato battuto. E solo quando è solo contro tutti che il Front national finisce per imporsi !

front_manifestoQuali sono invece i rapporti del Fn con gli ambienti militanti radicali e identitari?

Strutturalmente e ufficialmente, tali rapporti sono inesistenti. Il Front national ha una strategia di « dédiabolisation » e di «istituzionalizzazione» che lo spinge a prendere le distanze dai movimenti radicali o gruppuscolari. Questi ultimi, se in qualche caso gli sono apertamente ostili, la maggior parte delle volte considerano il Fn come la sola via elettorale credibile nel momento presente, un « male minore » che permetterà di rallentare la decadenza e la disaggregazione del paese… Pur senza ignorare le sue imperfezioni e debolezze, il Fn rappresenta innegabilmente una certa speranza per numerosi radicali…

In Italia ci si divide tra chi considera Marine Le Pen una rivoluzionaria, una paladina della rivolta di popolo, e chi una traditrice ambiziosa che avrà, per il Fn, la stessa funzione che Fini ha avuto per il Msi. Come stanno realmente le cose?

Come spesso accade, le cose sono complesse… Nei fatti, oggi il Fn è diviso tra le due componenti principali del suo elettorato. Per schematizzare, nel nord della Francia l’elettorato del Front è popolare, operaio, spesso precarizzato, vittima della mondializzazione, attende un rafforzamento dello Stato, una messa in regola di tutta la potenza dell’economia finanziarizzata, e chiede protezionismo e sicurezza. Nel sud del paese, l’elettorato del Fn è più borghese, liberale e poujadista [si tratta di una sorta di populismo antifiscale – ndr], opposto alla pressione fiscale e alla « ipertrofia della funzione pubblica ». L’unico o quasi elemento che unisce questi due tipi di elettorato è il rifiuto della immigrazione extra-europea di massa. Marine Le Pen è dunque costretta a mantenere una linea equilibrista al fine di non assecondare uno di questi due tipi di elettori rischiando di perdere l’altro. Per questo motivo, è piuttosto difficile attualmente stabilire con esattezza « che cosa essa sia »… Lo si potrà fare quando sarà costretta a scegliere e applicare concretamente un programma, ovvero quando sarà « al lavoro ». Si può giudicare un azione concreta, è molto più difficile pronunciarsi su delle intenzioni sbandierate o discorsi che spesso variano in funzione delle circostanze. Di un politico si deve giudicare il suo esercizio del potere, non il modo in cui egli è giunto a esercitarlo, anche se, certamente, è lecito preferire che questo percorso sia sempre etico, dritto e luminoso. Sfortunatamente, l’elettoralismo democratico si accorda male con questa visione.

Da noi molti leader tendono a presentarsi come i Marine Le Pen d’Italia. Accade nella Lega, in Fratelli d’Italia, nel Movimento 5 Stelle. Per quello che tu conosci dell’Italia, questi paragoni hanno un senso?

Mettersi al rimorchio dei vincitori e voler tirare la coperta verso di sé è un’attività classica di molti politici ! Ciononostante, la maggior parte di questi paragoni mi sembrano per lo meno claudicanti. Il più ridicolo mi sembra essere quello con la Lega Nord, dato che il Front national è un partito sovranista, giacobino e statalista… D’altronde, il Fn si è sempre tenuto alla larga da ogni alleanza con altre formazioni e non ha alcuna responsabilità per i fallimenti o i tradimenti dei diversi governi del passato. Di fatto ogni struttura che si è, in un modo o nell’altro, compromessa con il sistema e i suoi rappresentanti, partecipamdo a coalizioni o a governi, non è legittimata a paragonarsi con il partito di Marine Le Pen. In line generale, è comunque sempre delicato paragonare i partiti « nazionalisti » da un paese all’altro, tante sono le specificità locali, storiche e culturali preponderanti.

-I grandi movimenti spontanei della Francia profonda – da Manif pour tous ai Veilleurs debout – sono ancora attivi? Che ne è stato di quella vasta ondata di proteste?

Anche se la loro ampiezza è diminuita in seguito all’adozione della legge che autorizza i matrimoni omosessuali, il monivimento della Manif pour tous, così come le sue diverse imitazioni, continua a mostrarsi attivo e a organizzare manifestazioni e proposte di tutti i tipi, restando in particolare assai vigile circa le future evoluzioni concernenti l’adozione per le coppie omosessuali, la donazione dell’utero e la procreazione medicalmente assistita. Tale movimento si è d’altronde prolungato e « radicalizzato » in un altro movimento chiamato « Jour de Colère », più generalista, che dopo una grande manifestazione parigina organizzerà questo weekend dei cortei in diverse città di provincia. Malgrado tutte le simpatie che si possono provare per essi, la principale debolezza di questi diversi movimenti resta, ai miei occhi, l’assenza di un corpus ideologico omogeneo e coerente, così come la vaghezza degli obbiettivi. La « collera » e il « rifiuto » possono alimentare l’agitazione ma sono insufficienti per portare a una vera rivoluzione.

Hollande ha reagito alla sconfitta nominando come primo ministro Manuel Valls. Chi è e che funzione ha la sua nomina?

VallsManuel Valls rappresenta, agli occhi dell’opinione pubblica, « l’ala destra » del partito socialista. Egli si è in effetti distinto, in seno al governo di François Hollande, per un discorso volontarista, una attività mediatica intensa e diverse dichiarazioni « securitarie ». Valls è al di là di tutto un buon comunicatore, che sembra del resto per molti aspetti a una sorta di « Sarkozy di sinistra ». Cionostante, al di là delle sbruffonate e dell’attivismo – le cifre della delinquenza e dell’immigrazione clandestina lo provano – il suo bilancio reale alla testa del ministero dell’Interno è nullo come quello dei suoi predecessori. Le sue sole azioni concrete sono state la persecuzione dell’umorista Dieudonné M’Bala Bala, colpevole del crimine di insubordinazione ideologica, e la repressione feroce e sproporzionata del movimento della Manif pour tous. Per Holande, lo scopo della nomina di Valls è, a breve termine, di approfittare della relativa popolarità di costui, mentre a più lungo termine egli vuole bruciare e far perdere credibilità a un possibile futuro concorrente in vista delle prossime presidenziali. Poiché è evidente che Valls non riuscirà meglio dei suoi predecessori dato che, se le marionette cambiano, la politica resta imposta dall’Ue e dalle istituzioni finanziarie internazionali e quindi resta la medesima.


Adriano Scianca

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